Negli ultimi giorni, la guerra in Medio Oriente ha raggiunto un nuovo estremo, con gli attacchi contro gli impianti di produzione ed esportazione di petrolio e gas lanciati sia da Israele che dalla stessa Repubblica islamica. Queste offensive – che hanno ulteriormente alzato la posta in gioco in una guerra che stava già soffocando i mercati dell'energia e delle materie prime – sono destinate a minacciare la salute a lungo termine dell'economia globale. Per alleviare gli shock sui prezzi e mitigare la crisi energetica, nel frattempo, l'Agenzia internazionale per l'energia ha raccomandato di adottare una serie di misure, come aumentare lo smart working, guidare in modo più efficiente e limitare il ricorso alle stufe a gas.L'allarme degli esperti sulla crisi energeticaPer gli analisti consultati da Wired, la situazione nel Golfo persico è così grave da risultare quasi incredibile."Questo è uno scenario che si dà agli analisti del settore petrolifero alle prime armi […]. È un esperimento mentale e didattico davvero interessante", afferma il ricercatore canadese Rory Johnston. "È un po' come se la gravità smettesse improvvisamente di funzionare per 10 minuti […] Non avrei mai pensato che l'avremmo visto davvero". Ellen Wald, consulente che si occupa di energia e geopolitica, è d'accordo. "È come una di quelle simulazioni di guerra sui mercati energetici", commenta.I raid di Israele e Stati Uniti contro l'Iran hanno portato alla chiusura di fatto dello stretto di Hormuz, una delle rotte di navigazione più importanti al mondo e un collo di bottiglia vitale per le esportazioni di petrolio e gas provenienti non solo dall'Iran ma anche da altri paesi del Medio Oriente. La maggior parte dei membri dell'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) utilizza lo stretto per trasportare petrolio e gas dalla regione ai clienti nel resto del mondo. Ma Hormuz è anche uno snodo cruciale per derivati come prodotti chimici industriali e fertilizzanti.Per tutte queste ragioni, il blocco dello stretto ha generato uno shock per l'economia globale: dopo i primi attacchi contro l'Iran, il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile per la prima volta dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia, nel 2022."Ogni volta che c'è un qualsiasi tipo di attività militare nel Golfo persico o anche in Medio Oriente, i mercati petroliferi tendono a diventare molto nervosi", dice Wald. Se da una parte la chiusura di Hormuz era un segno che questa guerra poteva avere impatti molto più accentuati di altri conflitti, nelle prime settimane gli impianti di produzione del petrolio sono stati per lo più risparmiati. "Non uscivano né petrolio né prodotti, e siccome alcuni paesi non avevano abbastanza depositi, chiudevano la produzione semplicemente perché non potevano stoccare il petrolio", racconta Wald. "Ma questo è il genere di cose che possono essere invertite abbastanza rapidamente".L'escalation contro gli impianti energeticiNegli ultimi giorni, tuttavia, i missili hanno iniziato a colpire pesantemente le infrastrutture petrolifere e del gas. Giovedì scorso Israele ha lanciato una serie di attacchi contro vari impianti petroliferi e di gas nella regione, e in particolare contro South pars, il più grande giacimento di gas naturale del mondo, controllato congiuntamente da Iran e Qatar. Il regime iraniano ha risposto con una serie di contrattacchi, che tra gli altri hanno preso di mira il più grande impianto di esportazione di gas naturale liquefatto (gnl) del Qatar. A quel punto, il prezzo del petrolio è temporaneamente salito a quasi 120 dollari al barile.Gli attacchi sembrano aver danneggiato infrastrutture cruciali anche per l'approvvigionamento mondiale di combustibili fossili. Il Qatar produce circa il 20% dell'offerta mondiale di gnl e l'amministratore delegato di QatarEnergy, l'azienda statale del petrolio e del gas, ha dichiarato che i bombardamenti hanno messo fuori uso il 17% della capacità del paese per i prossimi cinque anni. L'azienda ha aggiunto che a causa dei danni subiti dovrà dichiarare lo stato di forza maggiore e non sarà in grado di onorare i suoi contratti con i paesi europei e asiatici."Una volta che si arriva al punto in cui ci sono danni reali a lungo termine, non saranno così facilmente reversibili", spiega Wald. "Una volta terminato il conflitto, potremmo ancora assistere a un periodo di aumento sostenuto dei prezzi del petrolio, semplicemente a causa delle perdite sul fronte della produzione".Se la guerra si protrarrà e gli impianti energetici continueranno a essere presi di mira, gli effetti a catena sull'economia globale potrebbero essere devastanti. Venerdì, il capo dell'Agenzia internazionale per l'energia ha dichiarato al Financial Times che la guerra rappresenta la più grande minaccia all'approvvigionamento energetico globale “della storia”, aggiungendo che i mercati finanziari starebbero sottovalutando l'impatto del conflitto.Johnston fa notare che la quantità di petrolio e gas che potrebbe "evaporare" equivale all'incirca alla domanda eliminata durante il primo lockdown globale durante la pandemia nel 2020. "La gente si chiede se ci sarà una recessione nel caso in cui lo stretto non riaprisse. Io rispondo di no: sarà una depressione", continua. "Stiamo parlando di una perdita di domanda a livello del Covid, senza auto sulle strade, senza aerei nei cieli, ma senza pandemia".Il caso degli Stati UnitiParlando del contesto statunitense, Wald sottolinea che, nonostante il paese non rischi di perdere le forniture di petrolio e gas, anche gli americani sentiranno presto gli effetti della guerra, soprattutto ai distributori."Il prezzo di un gallone di benzina è determinato per la maggior parte dal prezzo al barile del greggio", spiega Wald. E ovviamente i rincari faranno crescere anche il prezzo del trasporto di merci. "Questo è il genere di cose che si traduce in un aumento dei prezzi al supermercato", continua l'esperta.La crisi in corso però non ha ripercussioni solo sull'energia. Il conflitto ha bloccato le forniture globali di materie prime cruciali, dalla produzione petrolchimica ai materiali utilizzati nella produzione di semiconduttori. Negli Stati Uniti, i prezzi di diversi tipi di fertilizzanti sono già saliti, mentre alcune compagnie aeree hanno iniziato ad aumentare le tariffe e a tagliare i voli a causa del costo elevato del carburante.Secondo Wald e Johnston, gran parte dell'incertezza con cui i mercati devono fare i conti in questo momento deriva dall'incoerenza dei messaggi del governo statunitense. Fin qui, l'amministrazione di Donald Trump ha fornito dichiarazioni contraddittorie sulla durata prevista del conflitto, sull'esistenza di un piano per uscire dalla guerra o su quali esattamente siano gli obiettivi americani. Tutto questo mentre il presidente continua ad alternare minacce promesse e poi ritirate nel giro di qualche ora e annunci di trattative in corso con la Repubblica islamica.Questo articolo è apparso originariamente su Wired US.