In vino veritas, ma nei grappoli dell’uva c’è anche la soluzione del problema del riciclo delle batterie agli ioni di litio. Ne è convinta Yayuan Liu, ingegnera chimica e biomolecolare della Johns Hopkins University, che a capo di un gruppo di ricerca multidisciplinare ha scoperto un metodo per agevolare l’estrazione di cobalto e nichel dalle batterie: due metalli essenziali, che scarseggiano, ma sono sempre più richiesti. Il problema è che in fase di riciclo, avendo proprietà chimiche simili, sono di difficile estrazione, ed è qui che entra in gioco l’acido tartarico, presente nell'uva e come sottoprodotto dell'industria vinicola.

L’estrazione elettrolitica che funziona

L’electrowinning o elettroestrazione è un processo elettrochimico che consiste nell’estrazione di metalli da una soluzione, facendoli depositare su un elettrodo (catodo) tramite il passaggio di corrente continua. Il risultato è una sorta di placcatura, che ricorda quel che si fa con i gioielli in oro o argento. Insomma è un metodo ideale per il recupero di metalli preziosi, soprattutto nel riciclo di batterie e RAEE, senza contare il trattamento dei rifiuti industriali. Il problema del cobalto e del nichel è che attraverso l’elettroestrazione tendono a depositarsi insieme, quindi bisogna affidarsi a sostanze chimiche aggressive e passare attraverso numerose fasi complesse. Il team della Johns Hopkins University ha trovato però nell’acido tartarico un valido alleato, come dettaglia la loro ricerca pubblicata su Science, poiché consente di modificare il comportamento elettrochimico di questi due metalli costringendoli a depositarsi a tensioni distinte e permettendo così un recupero separato.