La decarbonizzazione delle nostre società passa necessariamente per l’elettrificazione dei trasporti e dell’industria. Ma come ogni soluzione ad un problema complesso, anche l’elettrico nasconde le sue insidie. Le batterie necessarie per sostituire i motori a combustione, ad esempio, necessitano di materiali e processi intrinsecamente inquinanti, la cui produzione rischia di ridurre, o azzerare, i benefici ambientali delle nuove tecnologie. È il caso del nichel, elemento insostituibile nei modelli di batteria al litio più diffusi sul mercato dell’auto, la cui estrazione con metodi tradizionali oggi produce circa 20 di CO? per ogni tonnellata di materiale raffinato. Un nuovo studio, pubblicato su Nature da un team di ricercatori del Max Planck Institute for Sustainable Materials, propone però una soluzione carbon free: un metodo per l’estrazione del nichel che non produce gas serra e permette di risparmiare sensibilmente l’energia necessaria.
Il nichel ovviamente non è l’unico metallo contenuto nelle batterie elettriche, né il più inquinante in termini di emissioni di gas serra. Ha comunque un impatto importante in termini di CO?, destinato a crescere con l’allargamento del mercato delle auto elettriche previsto nei prossimi anni, che dovrebbe raddoppiare la domanda globale di nichel entro il 2040, facendola arrivare a sei milioni di tonnellate l’anno, di cui tre milioni solo per la costruzione di batterie.






