La riduzione della CO2 rilasciata nell’atmosfera e il suo recupero sono tra i principali strumenti per contrastare il cambiamento climatico. Ma, come tutte le soluzioni, anche queste hanno delle controindicazioni. Per esempio, consumano energia. Se mettiamo un “filtro” a una fabbrica, l’emissione di anidride carbonica si riduce, con un costo, però: non solo economico, anche in termini di efficienza energetica del sistema nel suo complesso. L’ideale sarebbe disporre di una procedura analoga, che, invece di consumare energia, ne produca. Ed è proprio quello che è riuscito a realizzare un gruppo di ricerca del Politecnico di Torino con un progetto che è stato battezzato CO2CAP.

Alla base c’è una nuova tecnologia applicabile ai supercondensatori, che sono dispositivi per l’accumulo di energia – diversi dalle batterie – disponibili già oggi sul mercato, tra i più promettenti per l’avanzamento del settore dell’accumulo e del recupero dell’energia. I supercondensatori sono tecnologicamente complementari alle batterie, sia dal punto di vista del processo di produzione sia da quello dell’uso finale: sono essenziali, ad esempio, per stoccare le energie rinnovabili, per le quali la connessione alle batterie non risulta ottimale.