Roma, 23 mar. (askanews) – Grande delusione e sorpresa per un risultato clamoroso sia nell’affluenza, un record non previsto da nessun sondaggista, sia per il distacco del No sul Sì, oltre sette punti, due milioni in termini di voti. È il clima in Forza Italia nel giorno della sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale della giustizia, battaglia storica di Silvio Berlusconi, che dopo quattro passaggi in Parlamento senza una sbavatura viene bocciata sotto i colpi di quello che, si riconosce, è stato un “voto politico e non sul merito della riforma”.

L’alta affluenza che, nelle analisi dei sondaggisti avrebbe favorito i Sì, con le ore è cresciuta oltre ogni previsione. Un post su X alle 10 del mattino di Antonio Tajani tradisce che l’aria è cambiata rispetto all’ottimismo di ieri: “‘Partita finisce quando arbitro fischia’ diceva sempre il grande Vujadin Boskov. Si vota anche oggi, fino alle 15!”. Il segretario azzurro segue lo spoglio dal palazzo dei gruppi di Montecitorio ed è annunciato ai cronisti in sala Colletti, aperta alla stampa per l’occasione. Ma dopo poco più di un’ora dalla chiusura delle urne, quando è già evidente la sconfitta, davanti alle telecamere si presentano i capigruppo Paolo Barelli e Maurizio Gasparri e il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè che per Fi ha coordinato la campagna referendaria.