Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
23 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:16
Su Giorgia Meloni si abbattono le rovine di questo referendum. Più che la sua leadership nel centrodestra sarà in discussione la propria capacità di resistere a palazzo Chigi anche nella prossima legislatura. Fino a ieri (forse fino alle 15 di oggi) la sua personalità è parsa così forte che persino l’opposizione non ha mosso parola quando lei ha spiegato che non si sarebbe dimessa in caso di sconfitta al referendum. Troppo forte lei, troppo diviso e ancora fragile il campo largo.
Invece questo risultato non offre solo un giudizio pesante sulla riforma della magistratura ma ha illustrato che gli italiani, quando ritengono che la posta in gioco sia alta, scendono in campo, corrono al voto e decidono. E la quantità di elettori, di molto superiore alle attese, aggiunge sale alle ferite di Giorgia. Le crepe della sua leadership oggi sono evidenti, la sua popolarità è in caduta libera (siamo al 32 per cento di chi apprezza), la sua forza è nettamente ridimensionata.













