La "fine della corsa" è arrivata con la prima proiezione.
Il pessimismo che già si respirava nei minuti precedenti alla chiusura dei seggi si è trasformato in una realtà per i Comitati che in questi mesi di campagna elettorale hanno sostenuto la riforma della giustizia voluta dal Governo.
Pochi i rimpianti per lo sforzo compiuto ma arriverà il tempo dell'analisi su quanto avvenuto. "Ce l'abbiamo messa tutta", taglia corto Nicolò Zanon, presidente del Sì Riforma. "Nessun rimpianto e nessuna critica al modo con cui abbiamo condotto la battaglia" aggiunge spiegando che "le persone sono state molto coinvolte con messaggi anche non corretti" ma il dato dell'affluenza conferma che "c'è stata partecipazione". Lo spoglio che scorre sui teleschermi, una forbice a favore del No che si amplia minuto dopo minuto, racconta di una sconfitta "chiara e netta". Per Francesco Petrelli, presidente del Comitato delle Camere Penali, uno dei motivi del risultato potrebbe essere ricondotto "alla contrapposizione polarizzata tra governo e opposizione". Per il capo dei penalisti italiani si è scelta "una formula semplice" che ha consentito "di parlare alla pancia del proprio bacino elettorale, usando slogan senza affrontare il cuore della riforma: noi ci siamo trovati davanti a questo muro". Restano sul tappeto, a detta dei favorevoli alla riforma, "criticità profonde nel sistema giustizia".














