Mani Pulite, dal cappio al grilletto. «La vita di un giudice che volesse indagare sulla Lega», tuona Bossi, «vale il costo di una pallottola, 300 lire». Il senatùr risponde a chi gli chiede di un possibile coinvolgimento della Lega in Tangentopoli, è settembre ’93. Sette mesi prima, alla Camera – tra un florilegio di cravatte sgargianti – il deputato leghista Luca Leoni Orsenigo ha sventolato un cappio, bersaglio i politici corrotti. Le pallottole di Bossi fischiano sui giornali e in tivù. Per la magistratura si tratta di «una minaccia». I barbari leghisti, gridano i nemici, devono andarsene dal parlamento.

Il fondatore della Lega spiegherà poi che era stato ironico. Il riverbero delle polemiche più dure prosegue oltre un anno. Seduta di Montecitorio del 21 dicembre ‘94, prende la parola l’onorevole Lelio Lantella, fuoriuscito dalla Lega ed entrato nel Gruppo Misto: «Naturalmente, quando leggiamo sulla stampa che l’onorevole Bossi ha ricevuto una pallottola, deploriamo questo episodio gravissimo perché si inserisce nel quadro di inciviltà tremenda che abbiamo stigmatizzato. Ma occorre pure sottolineare che, nel nesso causale di questo clima, entrano anche alcune responsabilità dell’onorevole Bossi, perché quando egli afferma, come ha fatto, che le pallottole costano 300 lire, a qualcuno potrebbe venire l’idea di comprarsene qualcuna e di potersele permettere».