La Lega «gagliarda», come diceva Umberto Bossi, la Lega «che non molla mai», la Lega dei sindaci e dei ministri, ma anche quella che «è solo contro tutti». È a Radio Libertà, un tempo Radio Padania, che Matteo Salvini ricorda il fondatore, Umberto Bossi. E lo fa, secondo lo stile dell’emittente, accettando i microfoni aperti. Da dove arriva nostalgia, affetto, ma anche critiche. Il viceministro che ora guida la Lega inizia ricordando come la sua storia politica è iniziata proprio tra queste mura: «Fui indicato proprio da lui (Bossi, ndr) come direttore di questa radio». Del resto, «questa è la radio che lui ha fondato».
E questa, rende onore, è la Lega fondata da Bossi. Diversa dagli inizi. Ma, dice Salvini, una Lega «che c’è grazie a lui, tutti siamo qui grazie a una idea geniale democratica, a volte criticata», nata da lui, Bossi. Accenna agli «imbecilli» del web «che anche in questo giorno non riescono a tapparsi la bocca». Poi ricorda le «tante volte che da questi microfoni lo intervistammo di giorno e di notte».
Parla più volte della «sua Lega» (di Bossi, ndr) e aggiunge, a beneficio di chi in queste ore ricorda soprattutto i dissidi tra di loro, che «aveva rinnovato la tessera, da socio e da presidente onorario».












