'Il messaggio e le idee di Umberto Bossi non sono morti'.

Il popolo della Lega esce allo scoperto dopo la scomparsa del Senatur e lancia una sorta di monito ai vertici del Carroccio. "Se siamo qui è grazie a lui". In attesa dei funerali di Pontida, il dibattito si accende anche su Radio Libertà, erede della Radio Padania Libera e storico megafono del partito. Lì, oltre al dolore e alle condoglianze per la famiglia, è proprio l'eredità del Senatur ad animare il confronto.

Con i distinguo fra la Lega di oggi, trasformata da tempo in partito nazionale, e quella dei nordisti più vicini allo slogan 'Padroni a casa nostra" di ispirazione bossiana. Anche Matteo Salvini scende in campo per tenere il punto sul suo progetto (dalla Lega della Lombardia e del Veneto a quella che governa in oltre 500 comuni, oltre che nell'esecutivo nazionale). Nel pomeriggio il segretario saluta la famiglia di Bossi nella villa di Gemonio. Prima di lui, ci sono andati il governatore Attilio Fontana e il ministro Giancarlo Giorgetti.

Rende anche lui omaggio - collegandosi a Radio Libertà - all'uomo che 'gli ha cambiato la vita', dice. E sintetizza in due parole il lascito di Bossi: "coraggio e libertà". Quindi spiega: "Coraggio, perché la Lega è quella delle scelte coraggiose, ha affrontato processi e problemi" e libertà "perché la Lega non ha potentati o lobby. I nostri azionisti sono gli elettori". Ma quando qualche ascoltatore evidenzia le differenze, o i presunti 'tradimenti' degli insegnamenti dell'Umberto, Salvini si difende invocando le epoche diverse: "Un conto sono le battaglie del '95. Avevamo la lira in tasca e c'era un'altra Europa. Ora siamo nel 2026". E poi ribatte vantando i numeri di oggi: "Rispetto agli anni '90 quando la Lega era in Veneto e Lombardia ora abbiamo 500 sindaci dalla Sicilia all'Abruzzo".