Umberto Bossi spegne 84 candeline e fioccano i messaggi di auguri, sinceri o meno che siano. Il Senatur è nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, il 19 settembre 1941.
Il suo compleanno potrebbe sembrare una data puramente contabile, nel senso che il fondatore della Lega è ormai da anni lontano dalla ribalta politica. Qualche intervista sporadica, per rinverdire i bei tempi andati e “imbarazzare” il segretario federale Matteo Salvini (non è un mistero che l’opinione dell’Umberto sulla versione salviniana del Carroccio è sempre stata pessima), qualche passaggio al Senato in carrozzina e al funerale dell’amico Silvio Berlusconi (il 14 giugno 2023 nel Duomo di Milano), trasportato dagli ultimi fedelissimi come le reliquie degli antichi Re taumaturghi, e poco altro.
Le metamorfosi leghiste
In realtà il compleanno dell’anziano leader rappresenta una ricorrenza oltremodo utile perché aiuta a ragionare su cosa sia diventata nel frattempo la Lega nel suo ormai doppio salto mortale dalle origini autonomiste bossiane al sovranismo populista di Salvini (primo salto mortale) fino al più recente tentativo di “vannaccizzazione” (“vannaccizzazione” da Roberto Vannacci, l’ex generale in pensione attuale vice di Salvini nel partito), contrastata da molti esponenti storici del movimento padano ma avallata dal segretario, che in questo modo spera di piantare un argine di ultradestra dentro al Carroccio per non farsi schiacciare del tutto dall’egemonismo meloniano nel governo del paese (secondo salto mortale).







