C’è la benedizione del fondatore sulla Pontida 2025 che da stasera riunirà il popolo leghista sul pratone da cui tutto ebbe inizio, dove secondo la tradizione nel 1167 contro Federico Barbarossa nacque la Lega lombarda e nel 1990 Umberto Bossi per la prima volta issò la bandiera della Padania sulle note del Va pensiero di Verdi. Storia e politica, identità e territorio: il partito del Nord ne ha fatta di strada lungo lo Stivale che ora Salvini vuole unire con il Ponte sullo Stretto, ma le radici restano quassù, nei paesini della Bergamasca e nella Lombardia feudo leghista, un po’ come il Veneto che va al voto a fine novembre e lì, neanche a dirlo, i leghisti sono pronti a dare battaglia per tenere il timone. «Io non posso candidarmi, ma è giusto che si vada avanti in continuità con il mio mandato», ha detto Luca Zaia.

A Gemonio (Varese) c’è stato un «incontro affettuoso» tra il segretario Matteo Salvini, confermato dal congresso fino al 2029, e l’Umberto che proprio ieri ha compiuto 84 anni. Tra il vicepremier e il senatùr oltre un’ora di colloquio sulla situazione politica e sul partito, insieme a un brindisi di auguri. «Bossi è un grande visionario», l’ha definito Zaia, perché «è riuscito in anni difficili a dar voce a chi non aveva». E in quanto alla Lega di oggi, «non è quella di vent’anni fa, tutti i partiti evolvono, di destra e di sinistra, ma», sentenzia il governatore veneto, «il leghista non perde identità. Senza identità non c’è consenso, non c’è popolo».