Pontida (Bg), 22 mar. (askanews) – Alberto da Giussano, il sole delle Alpi, la musica celtica delle cornamuse. E gli slogan di una volta: la secessione, la Padania libera e Roma ladrona. L’addio a Umberto Bossi rimette in scena a Pontida una stagione politica lontana, bruscamente interrotta dall’ictus che nel 2004 colpì il Senatur. E la tensione tra la nuova Lega di Matteo Salvini e i nostalgici dei tempi dell’Umberto attraverserà tutta la mattinata.

Il luogo è quello fondativo dell’immaginario nordista “inventato” da Bossi: il Sacro Prato del giuramento contro il Barbarossa è a poche centinaia di metri, le bandiere agitate da un vento freddo riportano agli anni ruggenti del celodurismo bossiano. Come gli slogan scanditi dai militanti, che sfociano in contestazione da parte dei nostalgici quando arriva Matteo Salvini. Il segretario dell’attuale “Lega per Salvini premier” è in completo scuro, ma la camicia è quella verde delle Guardie Padane. Qualcuno non gradisce: “Molla la camicia verde”, “Vergogna”, si sente dalla folla mentre Salvini va a stringere le mani dei militanti assiepati sulle transenne che delimitano lo spazio per il passaggio dei familiari e delle autorità sul piazzale dell’abbazia.