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Ultimo aggiornamento: 13:52
Dal pratone di Pontida torna il raduno della Lega. Tra bandiere con Alberto da Giussano e striscioni de “Il mondo al contrario” di Roberto Vannacci, il Carroccio si riunisce nelle valli bergamasche con un mix tra passato e presente. Quest’anno con una dedica anche a Charlie Kirk, l’attivista Maga ucciso negli Usa. Le vecchie insegne della Padania resistono, come reliquie, mentre tutt’intorno spuntano bandiere: tante nazionali ma anche internazionali. Come quella del Brasile, con un cartello “Free Bolsonaro” alzato da una ragazza che giura che l’ex presidente brasiliano non è un golpista ma “una vittima di un processo mediatico”. E spunta anche una bandiera israeliana. A Pontida arrivano i big del partito: dai governatori Luca Zaia, Attilio Fontana e Massimiliano Fedriga, ai capigruppo parlamentari Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, fino ai quattro vicesegretari (Alberto Stefani, Roberto Vannacci, Silvia Sardone e Claudio Durigon). Tra gli ospiti stranieri il presidente del Rassemblement National, Jordan Bardella. A chiudere, come tradizione, l’intervento del leader e vicepremier Matteo Salvini.
Salvini: “Non manderemo i nostri figli a combattere in Ucraina” – Il segretario del Carroccio apre il suo intervento finale con un video ricordo di Kirk, poi invita gli amministratori leghisti a depositare una mozione in tutti i comuni “che ricordi che l’Italia è contro la guerra e noi non manderemo i nostri figli e i nostri nipoti a combattere in Ucraina. Non siamo in guerra con nessuno”. Sul fronte Gaza, Salvini dice di auspicare “due popoli e due Stati” ma, sottolinea, “non sarà possibile finché ci saranno i tagliagole islamici di Hamas a tenere in ostaggio i bambini palestinesi e israeliani”. Nel suo discorso cita Silvio Berlusconi, Roberto Maroni e Umberto Bossi (al qualche manda un abbraccio). Poi parla di giustizia: “Ogni sede della Lega si trasformerà in un comitato per il sì al referendum” per la separazione delle carriere, assicura. Spazio anche al progetto più caro al leader della Lega; “Noi il Ponte lo realizzeremo facendo lavorare imprese di tutta Italia, giovani e architetti di tutta Italia”, ha incalzato. Rilancia anche l’argomento extraprofitti, che divide i partiti del governo Meloni: “Le grandi banche, invece che guadagnare 46 miliardi per distribuirsi i dividendi, ne guadagneranno 42 o 43 e non credo che qualcuno nei palazzi della finanza avrà difficoltà a fare la spesa. Chi può deve dare una mano, ad esempio aiutando il ministro per un piano casa per permettere ai nostri figli e nipoti di comprare una casa e questa è una delle nostre priorità”, ha affermato. “Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è estendere la flat tax a tutti i lavoratori e cancellare 170 milioni di cartelle esattoriali dell’Agenzia dell’Entrate”. Infine lancia l’appuntamento al 14 febbraio 2026 per “la più grande manifestazione in difesa dei valori, dei diritti dei confini, della liberta e dei valori della civiltà occidentale“.











