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Ultimo aggiornamento: 11:59

di Pietro Francesco Maria de Sarlo

Parce sepulto, ma prima che, a reti unificate, parta il panegirico di Umberto Bossi è bene che qualcuno tramandi la giusta memoria di quello che fu l’uomo politico che dominò la scena per tutti gli anni ’90. Forse, come ha detto Formigli a PiazzaPulita (19 marzo) era un antifascista. Forse qualcun altro, come Aldo Cazzullo o Beppe Severgnini, lo ricorderà a capo di una Lega Nord “popolare, radicata, di produttori, artigiani, piccoli imprenditori, di quelli che mandano avanti il Paese”. Io ne ho memoria ben diversa.

Se devo pensare alle riforme proposte dalla Lega Nord di Bossi mi vengono in mente la lira del Nord e quella del Sud, il mito della Padania, la secessione dei padano-veneti. Ricordo poi la gestione di Milano del sindaco secessionista Formentini e della ‘sciura’ Augusta, fatta su base strapaesana, il ‘tanko’, trattore trasformato dai secessionisti veneti in carro armato con cui assaltarono piazza San Marco a Venezia per fare la Repubblica Veneta, e le bandiere italiane bruciate sulle strade. Ricordo la pretesa di sostituire la ‘centralista’ religione cattolica con quella celtico padana con tanto di rito dell’ampolla contenente le acque del Dio Po e trasportata dal Moncenisio alla laguna veneta, e quella di sostituire miss Italia con miss Padania.