Ci sono storie che meritano più di un articolo per essere raccontate. Più spazio, per unire tutti i punti, per spiegare in più pagine e con calma come un popolo di pasticceri, tra il 700 e il 900, arrivò in Italia con un sogno rivoluzionario. Vennero dall’Engadina (na valle di montagna nel cantone dei Grigioni, in Svizzera, ndr) a migliaia, furono imprenditori e pasticceri che aprirono caffetterie raffinate in tutta Italia: dal Piemonte alla Lombardia, dalla Liguria alla Toscana, dalla Campania e alla Sicilia.

Lorenzo Cresci a destra accanto a Eleonora Cozzella

Lorenzo Cresci, giornalista del Il Gusto, ha raccolto tutto ne “La Dolce Vita. Un popolo di pasticceri e il loro sogno rivoluzionario” (Multiverso Editore, 240 pagine, 29,50 euro). Cita subito Esajas Ludwig Caflisch che ha cambiato il modo di fare pasticceria in Italia introducendo il burro (al posto della sugna) nella cucina del meridione. E così ha aperto il mondo a latte sterilizzato, panna e creme.

“Tutti partono dalla materia prima che conoscono – ha raccontato Cresci nella prima presentazione del libro, a Milano, in occasione di Book Pride – ovvero il latte. Studiano. Elaborano il processo di pastorizzazione del latte, di trasformazione del latte in burro. E utilizzano ingredienti che in Italia ancora non si conoscevano, che arrivano via mare. Non a caso le prime città in cui aprono le loro pasticcerie sono di porto, quindi Genova, Napoli, Venezia, Trieste, Catania e Livorno”.