150 scienziati ed economisti italiani, tra cui il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi e il fisico climatologo del Cnr Antonello Pasini, difendono gli ETS e scrivono una lettera aperta al governo per criticare il decreto Bollette, il provvedimento che mira a ridurre il prezzo dell’energia elettrica e del gas naturale a famiglie e imprese, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 18 febbraio e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale due giorni dopo.Il decreto Bollette e la “sospensione” dell’ETSGli esperti e studiosi del clima che hanno firmato la lettera attaccano in particolare una misura del decreto legge: l’esclusione temporanea delle quote dell’ETS europeo (Emissions Trading System) – il sistema europeo per la compravendita dei crediti di emissione di CO2 – dai costi che determinano il prezzo dell’elettricità. Significa, nel concreto, che gli operatori delle centrali a gas continueranno ad acquistare le quote ETS per compensare le loro emissioni, ma verranno rimborsati dallo stato attraverso nuovi oneri inseriti in bolletta. Così facendo, il governo conta di ridurre il prezzo all’ingrosso dell’energia elettrica, che – semplificando – viene fissato dagli impianti a gas ma vale per tutti, sia per gli operatori termoelettrici che per quelli rinnovabili. Questi ultimi, però, non dovendo pagare l’ETS, hanno dei margini di guadagno superiori.In sostanza, il costo dell’ETS verrà spostato dai produttori ai clienti finali, ma l’esecutivo pensa che ciò farà comunque calare le bollette perché l’abbassamento del prezzo all’ingrosso sarà maggiore dell’aumento degli oneri. Il ministero dell’Ambiente ha stimato che l’intervento sull’ETS varrà circa 9,3 euro al megawattora sul prezzo dell’elettricità, per 3 miliardi di euro in tutto.La critica degli esperti climatici“Riteniamo un errore che il governo italiano non mostri pieno sostegno a strumenti per la decarbonizzazione come il sistema di Emission Trading”, si legge nella lettera dei centocinquanta espertiò. Il sistema "ha contribuito in modo significativo alla riduzione delle emissioni nei settori regolati, dimostrando che politiche climatiche ambiziose possono produrre risultati concreti, stimolare innovazione e guidare la transizione industriale a costi sostenibili”.Nel 2027, peraltro, entrerà in vigore l’ETS2, che si applicherà ai settori che non rientrano nel meccanismo attuale, come gli edifici, i trasporti stradali e la piccola manifattura. Lo scopo di tutto il sistema è rendere sconveniente l’utilizzo dei combustibili fossili e favorire la diffusione di fonti e tecnologie low-carbon.“Innovazione e competitività sono indissolubilmente legate alla transizione energetica”, spiegano gli scienziati e gli economisti che hanno criticato il decreto governativo: “ostacolarla espone il sistema produttivo a rischi tecnologici, industriali e finanziari crescenti e rende il Paese subalterno alle componenti meno innovative dell’industria. Anche minori costi dell’energia e una maggiore sicurezza energetica sono ottenibili attraverso una transizione più rapida verso le energie rinnovabili”.Le pressioni di industrie e governi sulla Commissione europeaL’impatto economico dell’ETS è stato avvertito in particolare dalle aziende energivore e hard-to-abate, che consumano grandi quantità di energia e seguono processi difficili da elettrificare. La società chimica tedesca Basf, ad esempio, ha accusato l’Europa di aver caricato di troppi oneri l’industria pesante, penalizzandone la competitività rispetto alle altre: per questo, ha chiesto a Bruxelles di riformare il meccanismo. Anche la Confindustria italiana non gradisce l’ETS e vorrebbe che venisse sospeso “per essere ripensato profondamente”, ha dichiarato il presidente Emanuele Orsini. “Il nostro è un grido d’allarme”, ha aggiunto successivamente: “L’industria italiana non ha sei mesi di tempo” per una risposta.La posizione di Confindustria sul sistema di scambio delle emissioni è stata assunta dal governo: “Ne chiederemo la sospensione alla Commissione europea fino a una sua profonda revisione”, ha fatto sapere il ministro delle Imprese Adolfo Urso. La linea italiana è particolarmente dura, ma anche altri stati membri dell’Unione europea vogliono una revisione dell’ETS.Pur escludendo la sospensione del meccanismo, il commissario per l’Industria Stéphane Séjourné ha riconosciuto la necessità di “riflettere e ridiscutere l’ETS, che dovrà tornare ad essere uno strumento di investimento e non essere percepito come uno strumento di tassazione. I proventi degli ETS devono essere utilizzati per la decarbonizzazione, gli investimenti e la modernizzazione delle nostre industrie”.Al Consiglio europeo del 19 marzo, i 27 membri dell’Unione hanno chiesto ufficialmente alla Commissione di presentare una revisione dell’ETS entro luglio, anche se non tutti sono favorevoli a una riforma profonda del meccanismo. L’Italia vuole – assieme ad Austria, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Grecia, Polonia, Romania, Slovacchia e Ungheria – che Bruxelles continui a distribuire quote di emissione gratuite alle industrie anche oltre il 2034, in modo da contenere le spese per l’energia. Altri otto paesi, invece – Danimarca, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Slovenia e Svezia –, sono contrari a modifiche strutturali dell’ETS perché penalizzerebbero chi ha già investito nella decarbonizzazione e nell’innovazione.I successi dell’ETSLe critiche in questo momento sono forti, ma l’ETS ha anche dato prova della sua efficacia. Come si legge in un’analisi del centro studi Bruegel, dal 2005 (data della sua istituzione) al 2020 il meccanismo ha ridotto le emissioni europee del 14-16% senza impattare troppo sulla redditività e l’occupazione. D’altra parte, la decarbonizzazione non è stata omogenea tra i vari rami dell’economia: i progressi sono stati rapidi nel settore elettrico, ad esempio, e più lenti nei comparti energivori.Anche le ripercussioni sulla competitività sono state modeste, seppur diseguali tra i vari paesi dell’Unione. I comparti manifatturieri francesi hanno ridotto significativamente le loro emissioni senza perdere competitività (merito di un mix elettrico molto pulito, grazie a un vasto parco nucleare), mentre le economie dell’Europa centrale e orientale (dipendenti dalle fonti fossili) hanno subìto pressioni maggiori.Nell’analisi di Bruegel viene sottolineato che l’ETS ha finora “adempiuto al suo mandato”, ma che dovrà dimostrare la sua adeguatezza in una fase caratterizzata dall’aumento dei prezzi della CO2 e dallo spostamento delle misure di abbattimento dei gas serra verso i settori difficili da decarbonizzare. Il meccanismo, però, funziona se è credibile e stabile nel tempo, cioè se induce le aziende a tenere conto dell’impatto dei prezzi del carbonio sulle loro operazioni nel lungo termine.Il governo italiano sta sprecando i soldi dell’ETS?Uno studio del think tank Ecco ha fatto notare come il governo italiano abbia speso solo il 9% delle entrate generate dalle aste dell’ETS tra il 2012 e il 2024 per politiche legate alla transizione energetica: 1,6 miliardi di euro su un totale di 18 miliardi. L’Italia spende poco anche per sostenere le imprese energivore esposte alla concorrenza internazionale: neanche il 6% dei proventi dal 2020 in poi, contro il 26% della Germania e il 38% della Francia.“Più un’economia decarbonizza, meno sarà esposta al costo dell’ETS”, ha spiegato a Wired Italia Davide Panzeri, responsabile delle politiche Italia-Europa di Ecco. Il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, intervistato dal Sole 24 Ore, ha ammesso che l’ETS danneggia l’Italia più di altri paesi dell’Unione perché il nostro mix energetico si basa sul gas. La Francia e la Spagna, invece, sono meno esposte perché la prima non ha abbandonato il nucleare mentre la seconda ha puntato sulle rinnovabili.