“Niente di più miope che attaccare il sistema dell’Emission trading system (Ets), mentre l’Italia frana”. Dopo le critiche suscitate dal Dl bollette, che punta a demolire il perno della strategia europea di decarbonizzazione, ossia il sistema di scambio delle emissioni, 150 scienziati ed economisti italiani, tra cui il premio Nobel per la fisica, Giorgio Parisi e l’economista Carlo Carraro, firmano una lettera aperta con un appello rivolto al Governo Meloni. Chiedono all’esecutivo e, in particolare, alla premier e al ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, di non indebolire gli strumenti europei di decarbonizzazione e, invece, rafforzi le politiche di adattamento. “Esprimiamo profonda preoccupazione – scrivono – per il modo in cui il governo italiano sta affrontando la crisi climatica, in particolare per le recenti prese di posizione volte a indebolire i principali strumenti della politica climatica europea”.

Niscemi, metafora di un Paese a rischio

La lettera parte dalla cronaca. E dai dati che, tra l’altro, molti tra i firmatari della lettera hanno raccontato in questi anni a ilfattoquotidiano.it, come Antonello Pasini e Nicola Armaroli, rispettivamente fisico climatologo e dirigente di ricerca del Cnr, Enrico Gagliano, già docente Università di Teramo e Unibo, Paola Mercogliano e Silvio Gualdi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, per citare solo alcuni degli scienziati coinvolti nell’iniziativa. “I recenti eventi estremi che hanno colpito vaste aree del Sud Italia con il passaggio del ciclone Harry non sono episodi isolati – spiegano gli scienziati – ma segnali coerenti con quanto la comunità scientifica documenta da anni: un clima che cambia aumenta la frequenza e intensità degli eventi meteorologici estremi”. Ed è per questo che il disastro di Niscemi “appare a molti come la drammatica metafora di un intero Paese a rischio”. Non a caso, da anni l’Ispra colloca l’Italia ai primi posti in Europa per l’esposizione al rischio di frane, 2023 e 2025 sono stati i tre anni più caldi mai registrati a livello globale, e gennaio 2026 è risultato il quinto gennaio più caldo della serie storica, confermando una tendenza al riscaldamento senza segnali di inversione. “Non è pessimismo, ma realismo scientifico: l’Italia dovrà affrontare un rischio crescente di disastri climatici” afferma Antonello Pasini.