Sono le macchine che costruiscono le macchine. È infatti da decenni che la produzione di automobili avviene attraverso impianti automatizzati all’interno dei quali centinaia di robot, ovvero macchinari governati da computer, svolgono in modo veloce e ripetitivo funzioni che, se fossero svolte da uomini, costerebbero molta più fatica e tempo, con maggiori rischi per la sicurezza e qualità inferiore.
La General Motors è stata prima casa automobilistica ad aver utilizzato un robot sulle proprie linee di produzione: si chiamava Ultimate ed era un braccio meccanico capace di prelevare un pezzo da 12 kg appena realizzato in pressofusione e inserirlo all’interno delle vasche raffreddamento. Era il 1961, quasi 50 anni dopo l’applicazione della catena di montaggio alla Ford avvenuta nel 1913. Da allora la produzione automatizzata ha raggiunto livelli tali che oggi si ipotizza la sostituzione completa dell’uomo all’interno delle cosiddette “dark factories” dove le macchine possono lavorare senza aver bisogno neppure dell’illuminazione.
Il sogno – o l’incubo – che tutto il lavoro venga svolto dalle macchine è ad un passo grazie all’Intelligenza artificiale e all’introduzione di veri e propri robot umanoidi capaci di sostituire l’uomo proprio per quelle funzioni dove la flessibilità e le capacità riferibili all’intelligenza umana sembravano fino a poco tempo fa non sostituibili dalle macchine. Eppure il concetto originario di robot, più che a macchinari, si riferisce proprio a organismi meccanici artificiali con sembianze umane e – sorprendentemente – non è elaborato da inventori, tecnologi o industriali, ma dallo scrittore cèco Karel Čapek nel dramma teatrale R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti) andato in scena del 1920 dove compaiono per la prima volta i robot, dal cèco “robota” che vuol dire “lavoro faticoso”. Era fantascienza ed invece oggi molte case automobilistiche stanno già utilizzando robot umanoidi all’interno delle linee di produzione, molto spesso curandone lo sviluppo direttamente insieme a partner specializzati con l’obiettivo di utilizzare o evolvere tecnologie impiegate dalle stesse automobili come l’intelligenza artificiale, i processori, i sensori, la connettività con tutti i protocolli di trasmissione dati, gli attuatori e persino le batterie. Non a caso, l’Optimus di Tesla è dotato di hardware e software derivati dai sistemi a rete neurale che si trovano a bordo della Model 3 e della Model Y. Optimus non mira ad essere solo un operaio, vuole avere funzioni generiche ed essere venduto al grande pubblico a meno di 30mila dollari facendone nel futuro prossimo un veicolo di profitto che supera persino l’automobile. E che i robot rappresenteranno un business importante lo pensa anche Hyundai che all’ultimo Ces ha presentato Atlas, il proprio robot operaio che sarà arruolato nel 2028 presso lo stabilimento in Georgia per poi allargarne l’utilizzo anche ad altri impianti sparsi nel mondo. Per dedicarsi a questo settore, il gruppo coreano ha acquistato l’americana Boston Dynamics nel 2021 e sta per investire su robotica e Intelligenza Artificiale l’equivalente di circa 5,3 miliardi di euro. Non ha dato cifre la Bmw che però ha annunciato anch’essa l’introduzione di robot umanoidi all’interno dei propri stabilimenti.








