Rosalía è quella ragazza che cammina sensuale sui suoi tacchi. Una hit vivente ascoltata un miliardo di volte sulle piattaforme streaming. L’identikit di questo fenomeno 33enne è globale ma non ha perso l’identità e l’orgoglio della sua terra d’origine, la Catalogna, di cui porta dentro il ritmo sinuoso e la melodia flautata del flamenco. Lunedì sera a Lione ha inaugurato il suo nuovo kolossal musicale, il Lux Tour: col palco che si trasforma in un teatro mistico ricco di coreografie quasi sacrali, orchestra e pubblico in delirio. Una partenza che certifica ciò che già si sapeva: la ragazza di Sant Esteve Sesrovires, alle porte di Barcellona, è diventata un prodotto culturale globale perfettamente riconoscibile e addirittura poliglotta con brani cantati in tredici lingue: dall’italiano al siciliano, dal latino al giapponese. Un mosaico sonoro che mescola flamenco, elettronica e suggestioni colte, con l’ambizione — riuscita — di costruire un’opera totale più che una semplice raccolta di brani.
I numeri sono quelli di una fuoriclasse: centinaia di milioni di ascolti, classifiche scalate in poche ore, una presenza costante nelle playlist globali. Ma soprattutto una capacità rara di parlare a pubblici diversissimi. Si può dire senza tema di smentita che in un panorama musicale massificato, Rosalía riesce ancora a distinguere strati di note che lei intona e diffonde come uno stato d’animo musicale unico e ispiratissimo Il 25 marzo sbarcherà anche in Italia per la sua unica data nel BelPaese, a Milano,al Forum di Assago. Ma per capire Rosalía bisogna tornare all’inizio. Classe 1992, origini catalane, formazione rigorosa: studia flamenco alla Escola Superior de Música de Catalunya, sotto la guida del maestro José Miguel Vizcaya detto “El Chiqui”. Non una scorciatoia pop, ma anni di tecnica, tradizione e disciplina. Il flamenco per lei non è estetica, è grammatica.







