È la 33enne spagnola che si è presa il mondo. Ora sposterà l’orizzonte più in là: “La sua stella cometa è lo stupore”
scelta da Elena Stancanelli
Alcuni conoscevano Rosalía dall’inizio, quando era una seria interprete di flamenco, molti l’avevano individuata subito dopo, come la prima e unica pop star spagnola internazionale, moltissimi poi avevano amato e ballato Motomami, ma tutti, tutti, stanno ascoltando Lux. La carriera di questa artista è stata un’ascesa non fulminea ma inesorabile. E di gradino in gradino, ascendendo non poteva che raggiungere le sante, le mistiche, le invasate che popolano questo suo ultimo, imprescindibile album. Teresa d’Avila, la monaca buddista giapponese Ry?nen Gens?, Ildegarda di Bingen, Olga di Kiev, Santa Rosalia, Giovanna d’Arco, e ancora un mistica araba, una monaca taoista e Chiara d’Assisi, la cui storia “d’amore” con San Francesco ha ispirato un pezzo intitolato Mio Cristo piange diamanti, che Rosalía canta in un commovente italiano. Sono tredici le lingue utilizzate e milioni le interpretazioni di questa muscolare opus magna. Preceduta da un singolo, Berghain, nel quale Rosalía è accompagnata dalla London Simphony Orchestra, da Björk, da Yves Tumor e un video che è una magia. Ha poco più di trent’anni ed è difficile immaginare cosa farà adesso, dopo Lux. Ma Motomami sembrava già insuperabile e Rosalía fa questo, ormai l’abbiamo capito: sposta l’orizzonte lontanissimo davanti a sé. E per raggiungerlo mette in campo tutto quello che può. La sua stella cometa è lo stupore.






