MILANO – Diciamolo subito: Rosalía è un’artista straordinaria e Lux è un disco che ridisegna i confini della musica. Chi scrive la adora, come le 11.000 persone che mercoledì sera riempivano l’Unipol Forum per l’unica data italiana del suo tour mondiale. Ma voler bene a un’artista non significa rinunciare a farle la critica che merita. E la serata di Milano offre parecchi spunti.

Rosalía dopo il malore a Milano, la foto in barella: “Va meglio, grazie a tutti”

di Andrea Silenzi

Lo spettacolo del Lux Tour è una macchina teatrale potentissima: Heritage Orchestra in una buca a croce latina al centro del parterre, coreografie del collettivo (La) Horde, regia visiva di Dimitris Papaioannou. Rosalía apre emergendo da una scatola di legno, sulle punte, vestita da ballerina classica.

I primi due atti — da Sexo, Violencia y Llantas fino all’oscura Berghain, col suo costume a corna ispirato all’Aquelarre di Goya — sono stati impeccabili. Mio Cristo piange diamanti, cantata in italiano col velo bianco sul capo, ha zittito il Forum: Rosalía che omaggia Puccini e Verdi con una devozione che non aveva nulla di costruito. Peccato che l’artista fosse già entrata in scena con cinquanta minuti di ritardo, senza che nessuno comunicasse nulla al pubblico.