Una quantità elevata di capitale a disposizione di banche e fondi da una parte, poche opportunità di impiego nell’economia reale dall’altra. Il cocktail che rischia di andare a traverso agli operatori del private credit negli Stati Uniti viene in realtà servito anche in Europa, dove tutti si affrettano a garantire che il mercato è diverso. Non è certo il caso di far scattare l’allarme anche su questa sponda dell’Atlantico, ma il fenomeno merita attenzione e non deve essere certo sottovalutato.

La conferma arriva dalla Debt Advisory Lender Survey 2026 realizzata da Clearwater intervistando 168 operatori, distribuiti fra banche e fondi di debito attivi sul mercato dei prestiti a leva nell’Europa Continentale e nel Regno Unito. L’inchiesta annuale condotta da una delle principali società indipendenti di corporate finance in Europa focalizzata sul mid-market rivela infatti senza mezzi termini come il mondo del leveraged finance stia progressivamente cambiando pelle.

Europa: lo squilibrio tra domanda e offerta schiaccia i margini

Lo squilibrio fra offerta e domanda, con le casse dei grandi fondi di debito riempite grazie a un’intensa opera di raccolta che si contrappongono a una limitata presenza di operazioni straordinarie crea infatti le migliori condizioni per «un significativo spostamento verso termini più favorevoli a chi prende a prestito» in termini di leva, prezzo e flessibilità delle condizioni.