Roma, Italia – Ufficialmente si chiama Palazzo Orsini-Taverna, ma in realtà è più un insieme di edifici stratificati nei secoli che oggi occupano una collinetta artificiale detta Monte Giordano, nel cuore di Roma. Un luogo che Dante Alighieri cita in un canto dell’Inferno, il XVIII, descrivendo il percorso che facevano nel 1300 i pellegrini diretti a San Pietro, per il primo Giubileo. Ed era proprio questo, alla fine, il luogo segretissimo scelto dall’imprenditore Peter Thiel, fondatore di PayPal e presidente della società Palantir – che in questi giorni è al centro delle notizie per presunti contatti con il governo italiano, mentre sono già stati ufficializzati gli accordi con quello britannico per la gestione e l’analisi dei dati dei pazienti d’oltremanica – per il suo ciclo di conferenze sull’Anticristo, organizzate insieme all’Associazione culturale Vincenzo Gioberti. Un evento a porte chiuse, ma con un carico di curiosità e aspettative difficile da contenere. A partire dal luogo scelto fino ad arrivare alle presunte posizioni estreme dal punto di vista sia politico che religioso di Thiel, astro nascente della destra americana vicina al presidente degli Stati Uniti Donald Trump.Palazzo Taverna, RomaEddy Buttarelli/REDA/Universal Images Group via Getty ImagesL’esordio domenicale del ciclo di conferenze ha permesso di definire il quadro degli invitati, provenienti per lo più da ambienti della finanza, accademici, qualche consigliere politico (anche del presidente della Camera, Lorenzo Fontana), qualche selezionatissimo direttore di giornale, come Daniele Capezzone, fino agli studenti dell’Università Pontificia Angelicum, inizialmente finita nel giro di indiscrezioni legate alla sede degli eventi.La cronaca della seconda conferenza sull'AnticristoLa seconda giornata ha riservato poche novità per quanto riguarda il parterre degli “alunni”, ma c’è stata qualche frase pronunciata che ha rotto la consegna del silenzio totale imposto dagli organizzatori. Letture politiche e sistemiche, ma anche riflessioni più intime, teologiche e sociali. Le coordinate dell’appuntamento iniziano a circolare a metà mattinata tra i vicoli del centro di Roma: siamo dietro a via dei Coronari, per molti la più bella della Capitale, e doppiamente simbolica per la vicinanza con tutti i palazzi del potere e le sedi di partito. Quella di Fratelli d’Italia, per esempio, dista appena cinque minuti a piedi. Suggestivo, se si pensa che le opposizioni da giorni chiedono di sapere se nella visita di Thiel a Roma sia compreso anche un incontro di stampo governativo.Del resto, è la settimana che porta al referendum sulla giustizia e le attività politiche sono sospese proprio per consentire le attività di campagna referendaria. Roma è sospesa, a metà tra l’oziosità dei turisti che passeggiano ignari e il “pellegrinaggio” degli ospiti verso Palazzo Taverna che si fanno largo tra cronisti e curiosi, sulle tracce di Thiel.Tra i primi ad arrivare c’è Italo Bocchino, direttore del Secolo d’Italia, già nelle fila di Alleanza Nazionale e centrodestra, oggi assiduo opinionista televisivo. Peccato che, appena mezz’ora dopo, si riveda passare in auto, regalando un coup de theatre: “Io da Thiel? No, io abito qui, non ho partecipato alle conferenze, nemmeno ieri”. Il panico è palpabile tra i cronisti presenti: “Abbiamo già dato la notizia della sua presenza?”. Per fortuna no. Una battuta però Bocchino se la lascia scappare: “Cosa penso di Thiel? È un ospite, non posso certo parlar male di un ospite…”.Molti arrivano in macchina, altri a piedi con al collo due tipi di badge, alcuni blu, altri rosso: non è dato sapere che differenza ci sia.Politica, potere e Silicon ValleyNessuno parla, tranne Guido Maria Brera, scrittore, presidente di BeWater (che controlla Chora Media e Will), che regala – finalmente – frasi preziose ai cronisti in attesa: la chiave è tutt’altro che mistica, è l’economia. La sua presenza, lascia intendere, è mossa più da una curiosità analitica che da una vicinanza ideologica. Fa riferimento a una teoria che affonda le radici nel pensiero di John Maynard Keynes: “Ho sempre criticato le sinistre italiane, ma anche le destre che hanno sottovalutato la Silicon Valley. Hanno scambiato diritti sociali con beni a basso costo e non hanno capito che il mondo andava verso un eccesso di iper-liberismo, con i forti sempre più forti e i deboli sempre più deboli”. Un giudizio che incrocia implicitamente anche il ruolo di figure come Thiel: non solo imprenditori, ma attori politici a tutti gli effetti, capaci di influenzare visioni del mondo e traiettorie di potere su scala globale.“Perché sono qui? È interessante ascoltare se ci sono novità”.Passano più di due ore prima che gli invitati lascino Palazzo Orsini-Taverna, perlopiù guardinghi e silenziosi come quando sono entrati. Tra le eccezioni c’è Davide Quadri, segretario internazionale della Lega Giovani, che sposta il discorso su un piano più esplicitamente politico-culturale: “La mia presenza qui è a titolo personale, non è un evento di partito, non ho neanche la spilletta della Lega” premette.Gli chiedono dell’Anticristo, della visione di Thiel, ma lui riferisce la propria: “Non penso sia una singola persona, ma un ciclo della storia. Può essere una civiltà totalitaria. Alcuni vedevano in Adolf Hitler l’Anticristo, proprio per quella visione annichilente dell’uomo”. Una riflessione che serve anche a smarcarsi da una lettura ideologica semplificata: “Questo sfida l’idea che sia un concetto di estrema destra. La domanda vera è: dove sta andando la civiltà? Ogni sondaggio dimostra che le popolazioni pensano sempre che le proprie civiltà stiano andando nella direzione sbagliata: è interessante”.Tra fede e visioni socialiSe la politica resta sullo sfondo, il cuore dell’intervento di Thiel – almeno per chi lo ha ascoltato – sembra essere stato teologico. Andrea Longo, docente di Diritto costituzionale all’Università La Sapienza, è abbastanza sorpreso che qualcuno lo abbia riconosciuto, ma poi si ferma e insiste su un punto: “Il discorso di Thiel non mi sembra assolutamente distopico, anzi è realistico. È una rappresentazione di un’idea sociale”. Longo si sofferma su un passaggio specifico del pensiero di Thiel, già emerso in un dialogo pubblico con il professore e youtuber Jordan Peterson: la distinzione tra fede di Abramo e fede di Isacco. “La vera fede, per Thiel, è quella del bambino che si fida. È quella di Isacco che dice ‘Ci penserà Dio’ e alla fine ha ragione: Dio provvede. È una fede diversa da quella del sacrificio”.Una lettura che ha implicazioni concrete anche sul piano politico: “Da costituzionalista, non mi sembra che voglia superare la democrazia. Piuttosto, considera la repubblica americana imperfetta ma preferibile a tutte le altre forme di governo. Un po’ come diceva Winston Churchill”.Peter Thiel, filosofo o affarista?L’Anticristo, dunque, come dispositivo interpretativo delle società, come lente per leggere le crisi contemporanee, che siano tecnologiche, politiche, spirituali. Nel racconto dei partecipanti, è l’elemento comune. È così che Thiel, intrecciando Silicon Valley e tradizione cristiana, finanza e spiritualità, porta avanti il suo tentativo di accreditarsi come intellettuale e filosofo (tentativo che passa per almeno un’altra conferenza, prevista per il 17 marzo, e probabilmente con una cena finale di cui però nessun partecipante sa nulla), mentre Palantir, la sua potentissima società di gestione di big data, fa affari con diversi governi d’Europa.