CITTA’ DEL VATICANO. Un braccio di ferro dietro il nuovo processo al cardinale Angelo Becciu. Il porporato, coinvolto in scandali finanziari e condannato in primo grado nel 2023, ha subito la revoca pontificia dei diritti cardinalizi nel 2020. Nonostante la condanna, il cardinale Becciu rivendicava la pienezza delle sue prerogative, inclusa la partecipazione al conclave finché alla viglia dell’elezione pontificia ha deciso di fare un passo indietro. Un atteggiamento di conciliazione che sembra aver sortito i suoi effetti. Al muro contro muro si è sostituita una riconsiderazione generale della vicenda, a partire dai suoi risvolti formali. Un braccio di ferro tecnico che pare preludere a una “pax” sostanziale procrastinando l’esito di un caso ancora fortemente divisivo al vertice della gerarchia vaticana. L'ordinanza della Corte d'appello ha dichiarato che il Promotore di Giustizia Alessandro Diddi doveva depositare tutti gli atti di indagine e senza omissis. Ha dichiarato anche l'illegittimità di alcuni atti istruttori adottati sulla base del rescritto di papa Francesco del 2 luglio 2019, perché adottati sulla base di un atto di natura legislativa, non pubblicato e rimasto segreto agli accusati fino all'inizio del processo. La decisione della Corte, secondo i legali del cardinale Angelo Becciu, «dimostra che sin dal primo momento avevamo ragione a rilevare la violazione del diritto di difesa e a richiedere il rispetto della legge per celebrare un processo giusto. E sul punto sconfessa pienamente la sentenza del Tribunale». Quindi «la storica decisione della Corte d'Appello che per la prima volta nella storia vaticana ha ritenuto inefficace e privo di effetti un rescritto del Papa, per mancata pubblicazione a nostro avviso comporta come conseguenza la radicale nullità di tutta l'indagine e del processo», sottolinea gli avvocati Massimo Bassi e Cataldo Intrieri difensori di Fabrizio Tirabassi. Infatti, aggiungono «tutti gli atti di indagine , a partire dai discussi interrogatori del super teste Perlasca sono da ritenersi nulli, in quanto la norma papale che conferiva pieni poteri al promotore Diddi è inefficace.