L'ultimo delirio dei sostenitori del fronte del "No" al prossimo referendum sulla giustizia? Secondo loro, la riforma Nordio minerebbe l'indipendenza della magistratura e ridurrebbe la tutela dei diritti. In particolare quelli delle donne e delle vittime di violenza. Quindi votare "No" è femminista. Una tesi inspiegabile e, al tempo stesso, davvero curiosa che fa il pari con chi sostiene che con la vittoria del "Sì" in Italia cesserebbe la democrazia. Ma tant'è.
Quella che può sembrare una mera provocazione, invece andrebbe presa piuttosto sul serio. Anche perché si tratta di un appello pubblico a votare "No" firmato da oltre 1.700 donne fra giuriste, accademiche, politiche, artiste e attiviste lanciano un appello pubblico a votare no. Nel manifesto — promosso dalla costituzionalista Carla Bassu, dalle avvocate Teresa Manente e Concetta Gentili, dalla filosofa Fabrizia Giuliani, dalla giudice Maria Monteleone e dalla psicologa Elvira Reale — la riforma viene definita "sbagliata nel metodo e nel merito". E "altera il sistema di pesi e contrappesi tra i poteri disegnati dalla Costituzione", rischiando di causare conseguenze negative anche per le donne: "Quando l’autonomia della giustizia si indebolisce si indebolisce anche la capacità dello Stato di riconoscere e contrastare violenze, discriminazioni e disuguaglianze".












