Tra due mesi si vota per il referendum confermativo della legge costituzionale Nordio sulla separazione delle carriere: se naturalmente non verrà accolta l’insensata pretesa di rinviarlo avanzata da sostenitori, in preda al panico, del “No”.
Gli oppositori della riforma Nordio appaiono in evidenti difficoltà. Viviamo, però, in tempi particolarmente turbolenti e in una nazione che negli ultimi trentaquattro anni ne ha viste di tutti i colori: comunque al momento c’è una netta tendenza a favore della conferma della legge.
Un particolare danno ai contestatori delle norme proposte sulle carriere dei magistrati dal ministro della Giustizia del governo Meloni, l’hanno fatto Rino Formica e Goffredo Bettini, dicendo di essere sostanzialmente d’accordo sui contenuti da confermare con il referendum, ma di votare “No” per opporsi alla svolta reazionaria di Giorgia Meloni. A parte il ridicolo di evocare una svolta reazionaria di fronte a una proposta di riforma del nostro sistema giudiziario in linea con quelli di tutte le altre grandi democrazie, è l’effetto psicologico che le posizioni come quella dell’antico ministro socialista e del grande manovratore dell’asse Pd-5 Stelle, che rende la loro presa di posizione autolesionistica. Nel 1946 il fronte conservatore che voleva preservare un sistema istituzionale logorato dalla storia (come oggi i difensori dell’unicità delle carriere) ottenne quasi il 50 per cento di voti pro Monarchia. Raggiunse questo risultato perché difese il ruolo storico dei Savoia, non pasticciando sul voto con argomenti pseudopolitici. Oggi chi volesse confermare l’organizzazione della magistratura attualmente in vigore in Italia, se volesse essere almeno un po’ convincente dovrebbe difendere le caratteristiche della nostra anomalia, pur derivata dal fascismo, con qualche argomento specifico. Buttarla in politica non solo è controproducente, ma offende anche chi non vuole essere privato dal diritto di bocciare o approvare nel merito le leggi, come la Costituzione prevede con l’istituzione del referendum.









