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17 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:10

Quanto è green la Formula 1? Meno di ciò che si immagina e che si vuole far credere. La svolta elettrica, voluta dalle principali case motoristiche per ragioni di investimenti e future ricadute sul settore dell’automobile, ha provocato numerose polemiche e un elevato grado di insoddisfazione, in primis tra i piloti. Ma se tornare al passato ovviamente non si può, il problema riguarda l’utilizzo che viene fatto della componente elettrica. Non riguarda tanto il cosa, ma il come. Quando nel 2024 Carlos Sainz sr. ha vinto la Dakar, lo ha fatto su un’auto ibrida di fatto elettrica, dal momento che la componente termica veniva utilizzata solo come ricarica delle batterie. Non è stata registrata nessuna levata di scudi, né prima, né dopo. Ciò che invece è stato pensato per la Formula 1 non funziona, quanto meno non senza snaturare l’essenza stessa delle corse. E la sostenibilità non può rappresentare uno scudo sufficiente, soprattutto se questo concetto viene largamente disatteso da FIA e Liberty Media in altri ambiti della competizione regina. Come certificato dai casi riportati sotto.

Partiamo dalle benzine sintetiche: costano tanto, sono caratterizzate da basso potenziale produttivo, hanno scarsa efficienza e, secondo i dati pubblicati della International Federation of Perioperative Nurses, raccolti sia attraverso test ufficiali che prove su strada, producono emissioni di ossidi di azoto di pochissimo inferiori rispetto a quelle derivate dai combustibili fossili. Come scritto da Stefano Tamburini su Autosprint, dopo aver intervistato il professor Leonardo Setti, docente di Politiche Energetiche presso l’Università di Bologna, “per produrre un carburante sintetico bisogna impiegare molta più energia elettrica di quella consumata per ricaricare la batteria delle vetture […] Per valutare gli effetti inquinanti non bisogna limitarsi solo all’anidride carbonica (CO2) ma allargare a tutti gli altri, soprattutto agli ossidi di azoto […] In quanto alle polveri sottili, c’è sì una sostanziale diminuzione (circa l’85%), anche se i livelli restano preoccupanti. Ma crescono le emissioni di ammoniaca, quasi il doppio rispetto a quelle dei combustibili fossili. Ed essendo l’ammoniaca il precursore della formazione di polveri pm2,5, ecco che l’effetto ecologico è un boomerang”.