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9 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 14:44

La Tombazis della Formula Uno: la battuta è quasi scontata, giocando con il cognome del responsabile tecnico della FIA che ha vergato il nuovo regolamento, entrato in vigore a inizio 2026. Si è comunque voluto attendere il primo responso della pista per capire la concretezza delle critiche già sgorgate copiose a motori fermi, e la sostanza è cambiata poco. La nuova Formula Uno modello Greenpeace, con equilibro assoluto (50/50) tra componente termica ed elettrica della power unit, è solo il simulacro di una gara automobilistica. Federazione e Liberty Media questa volta l’hanno combinata davvero grossa, perché a rischio ci sono la credibilità e l’immagine di un intero sistema, contestato e criticato da buona parte del paddock, dai vertici fino ai piloti (con l’eccezione di chi si ritrova con un bolide da guidare), senza dimenticare i giornalisti più influenti del motorsport, le piattaforme digitali e gli appassionati.

Ibrido semplificato (il già citato 50/50) significa una Formula Uno contro natura, nella quale non si chiede ai piloti di spingere al massimo, cercando il limite (proprio e della vettura), ma di trasformarsi in strateghi della gestione, per bilanciare la potenza in fase di push con le necessità di ricarica della componente elettrica. Durante le qualifiche, è emerso un dato che più di tutti aiuta a capire l’entità del problema: il taglio di potenza dell’ibrido pochi secondi prima del punto di staccata, per permettere alla componente elettrica di ricaricarsi (l’oramai noto super clipping), ha visto le monoposto perdere circa 50 chilometri orari nella parte finale del rettilineo. Nello specifico: 58 Red Bull Powertrains e Audi, 55 Honda, 53 Mercedes, 47 Ferrari (Leclerc), 34 Ferrari (la Haas di Oliver Bearman). Rallentare anziché cercare il limite del punto di staccata: se non è un attentato al dna della categoria regina delle corse, poco ci manca.