PADOVA - È questione di ore e poi la Digos di Roma metterà nero su bianco le accuse – e quindi la denuncia – contro la studentessa padovana, membro del Collettivo Autorganizzato Universitario, che sabato ha bruciato la foto della premier Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante una manifestazione in favore del “no” al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. La studentessa padovana è nota alla Digos e alla Questura della città del Santo perché si era già fatta notare durante alcuni sit-in del collettivo, senza però mai arrivare a gesti estremi come avvenuto sabato.

E intanto l’indagine della polizia romana si allarga: tutti e venti i manifestanti arrivati da Padova sono stati fotografati dalla Digos e ora le loro posizioni saranno vagliate in base al loro comportamento nel corteo. Dovessero emergere altre firme “padovane”, ecco che pure loro finirebbero al centro dell’inchiesta aperta dalla procura della Capitale, che non ha ancora ipotizzato la contestazione di un reato preciso.

Intanto ieri, a Padova, il collettivo Cau ha organizzato un incontro sul Listòn, in pieno centro, per rispondere a quella che loro definiscono una strumentalizzazione. Tra il Comune e l’Università una decina di attivisti di Potere al Popolo si è schierata a favore di telecamere. Tre portavoce all’attacco, tutti gli altri dietro a mettere ben in vista lo stesso cartello, che unisce la gigantografia di Meloni e Nordio che va a fuoco con la fotografia di una bambina in lacrime dopo un bombardamento: «Vi indignate per questo e non per questo».