PADOVA - La gigantografia di Giorgia Meloni data alle fiamme con un fumogeno rosso. Ogni manifestazione dei movimenti antagonisti viene ricordata per alcune istantanee, quella di sabato a Roma per il No al referendum sulla giustizia passa in archivio per il rogo dell’effigie della premier. Gesto poi ripetuto anche con le immagini del ministro Carlo Nordio, del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu. Ma ci sono già i primi tre identificati: due sono di Padova, uno di Napoli. Indagano le Digos, che sono al lavoro per l’identificazione dei manifestanti attraverso le immagini riprese. Per tutti scatterà la denuncia all’autorità giudiziaria.

Sono i giovani del Cau, il Collettivo autorganizzato universitario, costola giovanile di Potere al Popolo, con sedi a Torino, Napoli e Padova. Da Padova sono partite una ventina di persone e una di queste è proprio colei che accende il fuoco che brucia il manifesto. Ci sono decine di foto a dimostrarlo. La ragazza indossa un paio di pantaloni leopardati. È lei che appicca le fiamme sfruttando la combustione del fumogeno.

«Il fatto che qualcuno ritenga legittimo bruciare in piazza le immagini del presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del ministro della Giustizia Carlo Nordio è la naturale conseguenza di un clima d’odio che la sinistra, priva di argomenti di merito sulla riforma della giustizia, sta alimentando da tempo», dice Wanda Ferro di FdI, sottosegretaria all’Interno.