Non è un Paese felice, ma non è nemmeno un Paese infelice.

L’Italia che lavora sembra attraversare una sorta di anestesia emotiva. Il segnale più forte arriva da un dato che sorprende per dimensioni: il 43% dei lavoratori e delle lavoratrici italiani dichiara di non sentirsi né felice né infelice. Non è polarizzazione, non è protesta. È una sospensione, una zona grigia in cui si continua a lavorare, produrre, andare avanti, ma senza una percezione nitida del proprio benessere.

È questa la fotografia che emerge dalla sesta edizione dell’Osservatorio BenEssere Felicità, promosso dall’Associazione Ricerca Felicità e realizzato con il supporto metodologico dell’istituto di ricerca Ipsos Doxa, che quest’anno presenta anche il BEF Index, il primo indice italiano che misura il benessere e la felicità nel lavoro su una scala da 0 a 100. Il risultato complessivo è 50,6, un valore che racconta un Paese sospeso, esattamente a metà.

In un tempo segnato da incertezza e crisi globali, l’Osservatorio BenEssere Felicità fotografa così il clima emotivo del lavoro in Italia: non una polarizzazione tra soddisfazione e disagio, ma una sorta di sospensione emotiva, una zona grigia che apre diversi spunti di riflessione sul rapporto tra lavoro, benessere e partecipazione alla vita collettiva.