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Ultimo aggiornamento: 15:22

Non ha risposto alle domande dei pubblici ministeri il dipendente di Atm che era alla guida del tram 9 deragliato e poi finito contro un palazzo, in via Vittorio Veneto a Milano, lo scorso 27 febbraio. Il tramviere, accusato di disastro ferroviario e omicidio e lesioni colpose, è stato convocato dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara ma si è avvalso della facoltà di non rispondere.

“Non è ancora in condizioni, è sotto choc”, ha spiegato l’avvocato Mirko Mazzali che lo assiste insieme al collega Benedetto Tusa. Nello schianto sono morte due persone, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, e una cinquantina di passeggeri sono rimasti feriti.

L’uomo ha sempre dichiarato, fin dal giorno stesso dell’incidente, di aver perso il controllo del mezzo per un malore improvviso, ovvero una sincope vasovagale dovuta a un trauma all’alluce del piede sinistro che si sarebbe provocato mentre, a inizio turno, aveva aiutato a salire a bordo un disabile in carrozzina. Una versione su cui gli inquirenti e gli investigatori hanno dubbi.