Si stanno effettuando verifiche mirate, nelle indagini della procura di Milano e della polizia locale sul tram deragliato lo scorso 27 febbraio, su un contatto telefonico, una telefonata, tra il tranviere Pietro Montemurro, indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, e un suo collega, un ispettore controllore di esercizio di superficie anche sentito come teste. Una chiamata di tre minuti e 40 secondi che risulta essere stata chiusa solo 12 secondi prima dell'uscita del Tramlink dai binari e dello schianto contro un palazzo. Incidente che ha causato due morti e una cinquantina di feriti.
L'ipotesi della distrazione dell'autista, infatti, è una di quelle su cui si concentrano le indagini, che devono valutare, però, con gli accertamenti sulla scatola nera che saranno disposti (assieme ad una consulenza cinematica), anche quella del guasto tecnico.
L’INDAGINE
Tram deragliato a Milano, convocati in procura due colleghi dell’autista indagato
Quando è stato sentito come teste nei giorni scorsi, all'ispettore tecnico di Atm (l'azienda dei trasporti milanesi) è stato sequestrato il telefono, che era anche già stato preso e poi restituito, dopo che è stata fatta la copia forense, al conducente 60enne. Il collega ha raccontato di aver scambiato dei messaggi con l'autista poco dopo il deragliamento. E gli avrebbe suggerito, poi, di cancellarli, ma il tranviere non l'avrebbe fatto. Quei messaggi sarebbero stati letti sul telefono del conducente, mentre non c'erano su quello dell'ispettore. Il tranviere, che ieri si è avvalso della facoltà di non rispondere nell'interrogatorio, ha sempre sostenuto, fin dal giorno stesso dell'incidente, di aver perso il controllo del mezzo per un malore improvviso, ovvero una sincope vasovagale dovuta a un trauma all'alluce del piede sinistro che si sarebbe provocato mentre, a inizio turno, aveva aiutato a salire a bordo un disabile in carrozzina. Una versione su cui gli inquirenti e gli investigatori hanno alcuni dubbi.














