Anche l’ipotesi di disastro ferroviario, oltre a quelle di omicidio colposo e lesioni colpose plurimi, viene contestata a Pietro M., il dipendente e tranviere dell’Atm del tram della linea 9 deragliato lo scorso 27 febbraio in viale Vittorio Veneto a Milano.

Nello schianto contro un palazzo di via Lazzaretto sono morti Ferdinando Favia, 60 anni, e Karim Tourè, 56 anni. Poco dopo le 8.30 di lunedì 2 marzo gli agenti della polizia locale, su delega della procura di Milano, hanno eseguito una serie di sequestri di documenti cartacei e digitali nella sede di viale Monte Rosa dell’azienda del trasporto pubblico milanese.

Gli investigatori, coordinati dal pm Elisa Calanducci, sono alla ricerca delle comunicazioni via radio scambiate prima dell’incidente tra la sala operativa e il tranviere. Ma non solo solo. Saranno acquisiti anche tutto il materiale che riguarda il mezzo coinvolto nell’incidente e il tratto di binari in prossimità dello scambio.

Il boato, il fumo, le urla dei passanti: “Tremava tutto, come un terremoto”

Parallelamente si analizzeranno i tabulati telefonici e il contenuto del cellulare di Pietro M, con alle spalle 35 anni di servizio in Atm, per verificare che non fosse distratto per l’uso del telefono al momento del deragliamento.