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26 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 10:08
Ribadisce ancora la versione del malore alla guida e dello svenimento, su cui gli inquirenti stanno facendo approfondimenti. Ma Pietro Montemurro, il tranviere alla guida del tram che è deragliato a Milano il 27 febbraio, ha chiesto di essere interrogato dai pm. L’incidente ha causato due morti e oltre cinquanta feriti. Il conducente, 60 anni, è indagato per disastro ferroviario, omicidio e lesioni colpose, e lo scorso 16 marzo, convocato in Procura, aveva deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere perché “ancora sotto choc”. I suoi legali, gli avvocati Benedetto Tusa e Mirko Mazzali, hanno depositato un’istanza alle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara con richiesta di interrogatorio, che deve essere ancora fissato. Il tranviere ha anche chiesto all’Atm, l’azienda dei trasporti milanesi, di non guidare più, perché non se la sente, e di essere messo a lavorare negli uffici.
Il conducente ha sempre sostenuto di aver perso il controllo del mezzo, saltando una fermata e non attivando la deviazione del binario, per un malore improvviso, ovvero una sincope vasovagale dovuta a un trauma all’alluce del piede sinistro che si sarebbe provocato mentre, a inizio turno, aveva aiutato a salire a bordo un disabile in carrozzina. Una versione che il 60enne continua a ripetere e che vorrebbe riferire anche nell’interrogatorio. Intanto, l’ipotesi della distrazione dell’autista è una di quelle su cui si concentrano le indagini della Polizia locale, che devono valutare, comunque, con gli accertamenti sulla scatola nera che saranno disposti a breve (assieme ad una consulenza cinematica), anche quella del guasto tecnico. Gli accertamenti irripetibili sulla scatola nera dovrebbero avvenire con comunicazione anche ad altri indagati a garanzia per gli accertamenti.






