“L’Europa finanzia la Libia sapendo e accettando il rischio, che con le attrezzature fornite e le conoscenze acquisite, compirà azioni illegali, violente e discriminatorie contro le persone migranti ma anche contro le navi del soccorso civile”.
Mentre a Lampedusa si contano morti e dispersi e dal mare si moltiplicano le richieste di soccorso, la denuncia arriva da Sos Méditerranée. Ed è fondata. Non solo perché nel settembre scorso l’equipaggio della sua Ocean Viking ha vissuto sulla propria pelle un attacco durato oltre venti minuti, con raffiche di mitra sparate ad altezza uomo da una motovedetta che la Guardia costiera libica. Ma anche perché l’ong francese, in attesa di risposte giudiziarie dalle procure italiane e europee presso cui ha presentato formale denuncia, ha deciso di indagare sul mondo – assai opaco – dei finanziamenti italiani ed europei alla Libia.
Gli accordi con la Libia continuano
Una necessità, fanno sapere, dettata anche dall’assenza di risposte politiche a quell’attacco, avvenuto nella zona controllata dalle milizie di Al Zoubi, oggi sottosegretario alla Difesa di Tripoli. Con lui, si legge nel report, sei giorni dopo l’attacco si è incontrato l’ambasciatore dell’Unione europea in Libia, l’Italiano Nicola Orlando, quindi il sottosegretario libico sarebbe volato a Roma per un incontro con i ministri Crosetto e Piantedosi. Ma a dispetto di alcune comunicazioni interne fra funzionari Ue che parlano di “crescente preoccupazione per l’uso di armi da fuoco”, all’Italia – emerge dal report - è sembrata andar bene la versione ufficiale di Tripoli, secondo cui “le procedure operative standard sono state pienamente rispettate in occasione dell’attacco contro la Ocean Viking”.







