La storia professionale di Filippo La Mantia è fatta di ritorni, incontri e percorsi che si intrecciano tra Sicilia, Roma e Milano. Cuoco e interprete di una cucina profondamente legata alla memoria e alla convivialità, molto impegnato nel sociale, negli anni ha costruito un’idea di ospitalità che va oltre il piatto. Oggi, dopo molte esperienze e una lunga stagione nei grandi centri della ristorazione italiana, torna nel luogo dove tutto è iniziato: San Vito lo Capo, con un nuovo progetto e una prospettiva diversa sulla vita e sul lavoro.

Il resort

Torna dove tutto è cominciato: come è nata la nuova avventura?

“La parabola della mia vita mi riporta sempre all’origine. Dopo tante esperienze, tanto dispendio di energie e continui cambiamenti, sento riemergere qualcosa di molto antico dentro di me. Ho sempre provato una grande nostalgia per la mia terra. Non ho mai abbandonato le mie tradizioni, la mia idea di nutrizione, il rumore dei mercati, del mare, quella lentezza tipica degli isolani che a volte diventa anche un sano menefreghismo. Il percorso professionale però mi ha spinto ad accelerare, a guardare sempre avanti senza distrazioni. Nel farlo ho incontrato anche ostacoli, persone che cercavano di fermarmi o situazioni complicate, come in una prova continua. Ma, nonostante tutto, sono stato bene: ho incontrato persone che mi hanno voluto bene e alle quali ho cercato di restituire qualcosa attraverso una cucina semplice, garbata e genuina. Forse l’unico rammarico è non aver mai portato i miei progetti molto oltre i cinque anni. Col tempo ho capito che forse era semplicemente il mio ritmo. Oggi ho 65 anni e ho cambiato prospettiva: non inseguo più traguardi. Voglio vivere bene, lavorare con serenità e godermi i miei figli, che sono l’ingrediente più importante nella vita di un genitore.