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Cresce il malcontento della popolazione cubana per la crisi economica e i blackout. A Moron un gruppo di manifestanti assalta una sede del partito comunista, mentre a L'Avana i cittadini fanno rumore con pentole e coperchi contro il regime
Per ora sono solo rumori nella notte e piccoli falò improvvisati. Ma la scintilla del malcontento è scoccata anche a L'Avana. Cuba da settimane è in fermento per la paura di un colpo americano che decapiti il regime castrista, ma nelle ultime ore a farsi sentire è una popolazione allo stremo, fiaccata da mesi di crisi economica, energetica e alimentare.
Nella notte del 14 marzo alcuni manifestanti esasperati hanno preso d'assalto la sede del Partito comunista a Morón, nella provincia di Ciego de Ávila. Sui social sono comparsi i primi video che mostrano un gruppo entrare in un edificio, portare in strada mobili, quadri e materiale di propaganda e bruciarli in un grande falò tra slogan proteste contro l'esecutivo. I media del governo hanno parlato di "atti di vandalismo" legati a una "manifestazione pacifica". Il lessico è quello del regime, ma tradisce una mezza ammissione che qualcosa non funziona.














