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Scorte per poche settimane, blackout quotidiani e pressioni degli Stati Uniti sul Messico: la crisi energetica diventa il nodo politico più pericoloso per L’Avana
Cuba si avvicina a una delle fasi più critiche della sua storia recente. L’isola dispone di scorte di petrolio sufficienti per circa due o tre settimane ai livelli attuali di consumo, secondo stime di società di monitoraggio del mercato energetico. In assenza di nuove consegne, il Paese rischia un inasprimento drastico del razionamento, con effetti immediati su servizi essenziali. In molte zone, del resto, i blackout sono già quasi quotidiani e le code ai distributori di carburante fanno ormai parte della vita ordinaria.
Il deterioramento della situazione è strettamente legato alla nuova fase di pressione esercitata dagli Stati Uniti di Donald Trump. Washington ha dichiarato apertamente l’intenzione di “soffocare” i flussi energetici verso Cuba, ritenendo il petrolio una delle ultime ancore di salvezza economica del regime. Parlando con i reporter in Iowa, Trump ha dichiarato che "Cuba fallirà molto presto", aggiungendo che il Venezuela, un tempo il principale fornitore dell'isola, recentemente non ha inviato né petrolio né denaro all'Avana. Dopo la fine delle forniture venezuelane, avvenuta in seguito al rovesciamento del governo di Nicolás Maduro all’inizio di gennaio, l’amministrazione statunitense ha ribadito che non intende tollerare nuove rotte di approvvigionamento verso l’isola.







