(di Rosanna Pugliese) La locomotiva d'Europa è debole, e il 2025 è stato un anno molto difficile: con un numero record di fallimenti delle imprese, mai così alto dal 2014, e un crollo dei profitti del settore auto del 44%, mai così basso dal 2020.
È questo il risultato di due anni di recessione, e della mini-crescita dello 0,2% segnata l'anno scorso, nel clima fosco provocato dai dazi di Donald Trump e dai rischi legati alla complessa situazione geopolitica europea.
Le prospettive però non sembrano migliori: se le stime dei principali istituti economici sulla crescita del Paese promettono la ripresa, le incertezze legate alla guerra iraniana e alla crisi energetica non favoriscono l'ottimismo.
Inoltre la Repubblica federale ha problemi strutturali, e i principali osservatori chiedono riforme più veloci e rigorose di quanto il governo di Friedrich Merz sembri in grado di garantire, a fronte di sofferenze dell'industria destinate a permanere.
È l'Handelsblatt ad aver calcolato che Bmw, Mercedes Benz e Volkswagen, insieme, nel 2025, hanno raggiunto 24,9 miliardi di profitti, toccando il punto più basso dal 2020, quando, a causa della pandemia, la cifra complessiva fu di 20,6 miliardi. Mentre stando ai dati pubblicati dal DIHK, l'associazione di Industria e Camere di commercio, nel 2025 ci sono state 24.064 insolvenze, e cioè il 10,3% in più rispetto al 2024. Un picco che non si registrava dal 2014, hanno spiegato gli analisti. "Si è trattato di un anno particolarmente debole per le imprese in Germania", ha commentato l'economista Volker Treier, dell'istituto.







