Èun quadro fatto di luci e ombre quello dell'industria automobilistica tedesca presentato oggi dal Cda, l'organizzazione di rappresentanza del settore.

Tra le ombre, pesano la difficoltà della produzione interna, ferma a poco più di quattro milioni di autoveicoli (prima della pandemia era a 4,7 milioni), e il costante taglio di posti di lavoro.

Secondo il Vda, che ha pubblicato oggi un'indagine condotta a gennaio e che ha coinvolto 124 imprese del settore, un'azienda su due effettua tagli del personale o si prepara a farlo.

Dal 2029, anno prima della pandemia, ad oggi, l'occupazione è calata di oltre centomila posti di lavoro. Viene evidenziato anche il ruolo avuto dai dazi nel frenare le esportazioni. Per queste ragioni Hildegard Mueller, a capo del Vda, parla di un problema della Germania come sito produttivo e invita tanto il governo nazionale tanto la Commissione europea ad avviare le riforme necessarie per migliorare la competitività del settore. "Noi, Europa e Germania, ci rendiamo sempre più conto che il nostro modello, il nostro modo di regolamentare la trasformazione attraverso un'economia pianificata, non è un modello di successo. Al contrario: è un invito agli altri, ai nostri concorrenti e rivali, a colmare le lacune che l'Europa lascia a causa della sua scarsa attrattiva come sede economica". Proprio l'assenza di un quadro chiaro e favorevole alle imprese sta allentando ulteriori investimenti privati: circa il 70% delle aziende pensa di posticiparli se non di annullarli. In particolare, secondo Mueller: "la Germania deve insistere affinché l'apertura tecnologica annunciata da Bruxelles non rimanga solo una promessa, ma diventi realtà. Il principio fondamentale deve essere quello di abbandonare obblighi e sanzioni a favore di incentivi basati sul mercato. Non possiamo assolutamente ritenerci soddisfatti delle attuali proposte in quanto nazione automobilistica". Tra i segnali positivi, il settore continua a investire nell'innovazione, con una crescita delle vendite dei veicoli completamente elettrici: nel 2025 è stata del 15%, la stima per il 2026 è di un ulteriore 10%.