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10 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 12:46

La stabilità dei volumi, ossia 9 milioni di veicoli commercializzati nel corso del 2025, è bastata al gruppo Volkswagen per mantenere quasi invariato il giro d’affari a 321,9 miliardi (-0,8%), ma non l’utile operativo, crollato di oltre il 53% a 8,9 miliardi. Ad incidere sul bilancio, archiviato con il peggiore risultato dal 2016 a questa parte (all’epoca erano stati contabilizzati 7,1 miliardi), sono stati gli effetti straordinari.

I margini (l’Ebit è stato del 2,8%) sono stati rosicchiati per un miliardo dai costi di ristrutturazione di Audi, Volkswagen e Cariad, per tre dai dazi imposti dall’amministrazione Trump e per cinque dal “riallineamento” dei piani sull’elettrificazione di Porsche. Il costruttore di Stoccarda era stata la cassaforte del gruppo: negli ultimi anni con meno del 3% dei volumi incideva per circa un quarto degli utili con un Ebit in doppia cifra, anche del 18%. Nello scorso esercizio l’apporto di Porsche è stato minimo: appena lo 0,3% del ritorno sulle vendite contro il 14,2% del 2024. Il giro d’affari è sceso a 32,2 miliardi (-11,7%) con un utile operativo crollato da 5,3 a 0,1 miliardi. Il marchio premium ha sofferto in Cina, ma anche dovuto fare i conti con la scarsa richiesta della propria offerta di auto 100% elettriche, che evidentemente i clienti ancora non vogliono e che è costata il posto ad alcuni manager (lo stesso Ceo Oliver Blume ha dovuto fare un passo indietro per concentrarsi esclusivamente sul gruppo) oltre ad una dispendiosa nuova pianificazione della gamma che prevede ancora la “valorizzazione” dei modelli con motori a combustione.