Una pioggia battente, scrosciante e incessante si è abbattuta su Roma per tutta la giornata, lavando i sampietrini con una furia che non si vedeva da tempo. Ieri sera, l’incrocio fatale tra questo diluvio ostinato e il caotico traffico delle 18, l’ora di punta per eccellenza, ha paralizzato l’Urbe. I 740 selezionatissimi ospiti invitati ad assistere alla sfilata Autunno/Inverno 2026-2027 di Valentino hanno impiegato anche mezz’ora per percorrere i pochissimi chilometri che li separavano da Palazzo Barberini. Eppure, questo cortocircuito meteorologico e urbano è sembrato il prologo perfetto, quasi teatrale, per una collezione che ha fatto dell’imprevisto il suo manifesto.

Oltrepassato il grande cancello, Palazzo Barberini accoglieva i convenuti con la sua magniloquenza seicentesca. Edificato per volere di Maffeo Barberini, salito al soglio pontificio nel 1623 con il nome di Urbano VIII, il palazzo è il tempio in cui si è consumata una delle sfide artistiche più affascinanti della storia. Ma prima ancora di alzare gli occhi alle volte, il percorso immaginato da Alessandro Michele, direttore creativo della maison, costringeva lo sguardo a posarsi su un dettaglio millimetrico. Lì, tra i tesori della Galleria Nazionale di Arte Antica, si trova il celebre busto del cardinale Pietro Valier, scolpito da Gian Lorenzo Bernini. Osservando il marmo apuano, si nota un particolare folgorante: un bottone della mozzetta del prelato è scivolato fuori dall’asola.