Alessandro Michele sfila a Palazzo Barberini tra il ricordo del fondatore e la sua visione di donne “indipendenti, libere, estreme
di Serena Tibaldi
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Valentino e Alessandro Michele tornano a Roma. A casa. Anche se solo per questa volta, la maison fondata da Valentino Garavani e da due anni guidata dal designer romano ha scelto la Capitale per presentare le collezioni uomo e donna di prêt-à-porter per il prossimo autunno-inverno. Un trasloco solo temporaneo, perché luogo deputato agli show del brand resta Parigi. Ma è carico di significato che l’evento di ieri sera, in coda alle fashion week appena terminate, si sia svolto a Palazzo Barberini con tanto di stampa straniera, modelle, parrucchieri e truccatori arrivati dalla Francia con un volo “firmato” dal brand. «Io abito qui, la maison è nata qui. Era da tanto che pensavo di presentare il mio lavoro a Roma, in un luogo intimo, vicino alla nostra vita», spiega Michele.
La decisione è stata presa molti mesi prima della scomparsa del fondatore della maison, lo scorso 19 gennaio. E se questa non è stata immaginata, almeno in origine, come una celebrazione in onore del couturier, alla fine lo è: i rimandi al suo immaginario e al suo genio sono continui. Il fatto poiché a chiudere la sfilata sia stato un abito a colonna rosso Valentino,che lascia la schiena scoperta, non è sicuramente un caso. «Quello è un puro Valentino Garavani. E il rosso è un colore che amo molto», conferma il designer.Il suo rapporto con il fondatore, però, è molto più articolato. «Lui ha passato la vita nella maison, la sua presenza non è solo un’impronta creativa: la si percepisce a livello“genetico”», prosegue Michele.«C’è una strana tensione nel lavorare per un brand che non è tuo, dando una nuova lettura di qualcosa che già esisteva, e che aveva un nome preciso. Non ci si può aspettare che un simile passaggio di consegne avvenga in una stagione: vedo sempre più spesso designer massacrati dalle critiche perché non hanno centrato in pieno la loro prime collezione. Ma come si può? Serve tempo per ambientarsi, per capire.Non devi radere al suolo nulla, ma dialogare con il mondo che trovi. E solo poi, dopo averlo reso tuo, lo puoi fare evolvere».








