«Non siamo in guerra, né ci entreremo. Ma rischiamo «forme di guerre ibride e gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche». Questo certifica il Consiglio supremo di difesa, riunito in via straordinaria al Quirinale per esaminare lo scenario di crisi sorto dopo l’attacco di Usa e Israele in Iran. Clima cordiale. Ma i tempi sono quelli che sono. Infatti i partecipanti, a cominciare dal presidente Sergio Mattarella e dalla premier Giorgia Meloni, appena inizia la riunione infilano i loro telefoni in una tasca di plastica per schermarli.

Il dato politico del vertice è l’unità d’intenti sulla crisi in corso tra il Colle e Palazzo Chigi. Il Consiglio – presieduto da Mattarella – richiamando l’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra, ribadisce la linea espressa l’altro giorno da Meloni: «L’Italia non partecipa né prenderà parte alla guerra». Semmai è impegnata «a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica». Ribadita «grande preoccupazione» per «gli effetti destabilizzanti» che l’attacco ha innescato. Sottolineato «il moltiplicarsi dei conflitti, in particolare nell’area mediterranea e nel Medio Oriente, dove sono in gioco nostri interessi strategici vitali». Si chiede a Israele di «astenersi da reazioni spropositate» alle azioni di Hezbollah, ritenute «comunque inaccettabili». «Inammissibili» vengono bollati gli attacchi «da parte israeliana al contingente Unifil, attualmente a guida italiana». Condannata l’aggressione ai militari italiani dell’altra notte a Erbil in Iraq che ha portato alla decisione di un ritiro parziale del nostro contingente. Meloni ha espresso il cordoglio alla Francia per l’uccisione di un loro militare nella zona: «L’Italia è impegnata nel promuovere un allentamento della tensione».