La "grande preoccupazione" per i "gravi effetti destabilizzanti" della crisi causata dalla "azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran", ma anche per "la moltiplicazione delle iniziative unilaterali" che "indebolisce il sistema multilaterale". Il richiamo all'articolo 11 della Costituzione", l'affermazione che "l'Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il Presidente del Consiglio in Parlamento", e la condanna agli "inaccettabili" attacchi "ai civili" come la strage della scuola di Minab. E il rischio che l'estensione del conflitto apra spazi a "forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche". Sono i passaggi chiave del comunicato del Consiglio supremo di Difesa, che al Quirinale ha analizzato lo scenario di crisi.
Il comunicato finale del Consiglio Supremo di Difesa (pdf)
Video Mattarella e Meloni al Quirinale per il Consiglio Supremo di Difesa
Circa due ore e mezza di riunione, con Sergio Mattarella, Giorgia Meloni, i ministri Antonio Tajani, Guido Crosetto, Matteo Piantedosi, Giancarlo Giorgetti, Adolfo Urso, il sottosegretario Alfredo Mantovano, il capo di stato maggiore della Difesa Luciano Portolano, il segretario del Consiglio supremo di difesa Francesco Saverio Garofani e il segretario della Presidenza della Repubblica Ugo Zampetti. È stata la prima seduta del Csd da quando il caso Garofani aprì una breve e intensa polemica di FdI contro il Colle, dopo un articolo de La Verità su un complotto rivelatosi poi infondato. E, si nota in ambienti dell'esecutivo, è stato un confronto importante con il Quirinale, per un "allineamento assoluto". Dopo il faccia a faccia tra Mattarella e Meloni del 4 marzo, e le comunicazioni della premier al Parlamento, il Consiglio supremo di difesa segna un passo avanti e le tre pagine di comunicato finale (al di là dei file secretati che potrebbero riguardare aiuti difensivi ai Paesi del Golfo e i piani di rischieramento e rientro dei soldati italiani) sintetizzano la linea italiana, a 14 giorni dall'inizio di un conflitto su cui ancora è difficile fare previsioni. Una guerra da cui - ragionano fonti di maggioranza - si cerca di tenersi defilati, nella convinzione che l'operazione militare giovi solo a Israele e che a Washington ora debbano risolvere una situazione sottovalutata. Il comunicato constata "con preoccupazione che la crisi dell'ordine internazionale, incentrato sull'Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell'Iran, quelle relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni". Un passaggio in cui si può leggere in controluce un riferimento al Board of Peace di Donald Trump.












