Probabilmente, in modo accidentale, è capitato ad ognuno di noi di investire un riccio. Mentre siamo alla guida fatichiamo a vederli, ma in futuro loro però potrebbero in qualche modo “sentirci”, sostiene una nuova ricerca che ha le potenzialità di salvarli. Mentre percorriamo una strada buia di campagna in molte arterie d’Italia o d’Europa ci imbattiamo spesso in ricci senza vita sul ciglio di una carreggiata o ancora li osserviamo in più occasioni intenti con difficoltà ad attraversare. Con habitat così frammentati dalle azioni umane e dall’espansione urbanistica queste creature del bosco faticano infatti a sopravvivere mentre si spostano in cerca di cibo. Animali dal muso tenero e ricoperti di aculei, un tempo i ricci erano numerosi nei territori del Vecchio Continente ma oggi non se la passano affatto bene: negli ultimi dieci anni le popolazioni dei mammiferi appartenenti alla famiglia Erinaceidae sono crollate di quasi il 30% e nel 2024 la specie è stata inserita nella lista rossa IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) fra quelle che si avvicinano al rischio di estinzione. Un dato su tutti ci restituisce quanto, in questo declino, l’uomo sia responsabile: un terzo dei ricci viene infatti ucciso dagli incidenti stradali. In futuro però, e questa è davvero una bella notizia, l’uomo potrebbe avere la chance di rimediare alle stragi quotidiane di ricci grazie a una recente scoperta e all’uso delle nuove tecnologie.
Ultrasuoni per salvare i ricci: il sistema studiato contro gli incidenti stradali
Gli scienziati di Oxford hanno scoperto che i piccoli mammiferi ricoperti di aculei sono in grado di sentire ultrasuoni ad alta frequenza. "Con dissuasori…








