BELLUNO - Nuove tecnologie a servizio della fauna selvatica. Con droni e termocamere è possibile salvare la vita ai piccoli di capriolo. È l'idea alla base dell'ultimo progetto varato dalla Provincia (e costruito sulla proposta avanzata un anno fa da Coldiretti), che punta a controllare in maniera approfondita i prati da sfalciare prima che le falciatrici si mettano in moto, così da evitare che i cuccioli di ungulato possano finire tra le lame.

Del resto, non è un fenomeno raro. Nel 2025, a giugno, era diventato oggetto di cronaca l'incidente avvenuto in un prato nella zona di Visome; un piccolo di capriolo era finito inavvertitamente sotto la barra falciante e due zampette gli erano state recise di netto: inevitabile la morte, per il giovane esemplare di ungulato. Ma sono diversi gli episodi di questo genere.

Perché è nella natura stessa dei caprioli la caratteristica di nascondersi nell'erba alta. «La strategia di difesa dai pericoli si basa sul mimetismo» spiegano gli esperti faunisti dell'ente Provincia. «Nei mesi di maggio e giugno, la femmina affida i piccoli neonati alla sicurezza data dal mimetismo visivo e olfattivo, lasciandoli spesso soli e nascosti nell'erba alta».

Parte da questo dato di fatto, il progetto sperimentale "Piccoli di capriolo", avviato dalla Provincia qualche giorno fa. Prevede la messa in campo di due azioni, e soprattutto l'impiego di droni e termocamere per "mappare" i prati prima di accendere le falciatrici, così da identificare eventuali tane di capriolo e circoscrivere le zone di sfalcio.