Pochi sono i Paesi dell'UE che stanno provando a dimezzare l'uccisione, il prelievo e il commercio illegale di uccelli entro il 2030, come chiesto dalla Convenzione di Berna e dal Piano strategico di Roma 2020-2030 della Convenzione sulle specie migratorie. E l’Italia non è tra questi, neanche quest’anno.Secondo il nuovo report The Killing 3.0 di BirdLife International e EuroNatur, il nostro Paese risulta infatti nuovamente il peggiore e continua a conservare gelosamente le proprie tradizioni illegali come le trappole (reti, vischio, trappole a scatto) e i richiami sonori che sterminano regolarmente tordi, pettirossi e altri piccoli uccelli migratori. Dal 2017 al 2023, secondo Ispra, di quelli che hanno malauguratamente deciso di sorvolare il nostro territorio ne abbiamo uccisi oltre 32 milioni, solo nella stagione di caccia 2022/2023 5,6 milioni.Queste cifre pongono l’Italia in prima posizione tra i campioni di caccia illegale - seguita da Egitto (5,4 milioni), Siria (3,9 milioni) e Libano (2,6 milioni) - ma soprattutto chiedono a tutti i Paesi coinvolti “un’azione transfrontaliera più forte e coordinata lungo tutto il percorso migratorio”. Secondo Justine Vansynghel, ricercatrice ed esperta di Euronatur “raggiungere l’obiettivo per il 2030 è una grande sfida, ma non è ancora impossibile”. Wired Italia l’ha incontrata per scoprire se e come le nuove tecnologie possono essere di aiuto e a chi. Se ai cacciatori illegali o a chi li vuole bloccare.Sensibilizzazione 2.0L’utilizzo di strumenti digitali a scopo di sensibilizzare e comunicare, pur essendo quello più ovvio e apparentemente “banale”, può dare grandi soddisfazioni. Vansynghel ne è convinta e cita la campagna “Flight for Survival” che sfrutta i social media per educare il pubblico sulle uccisioni illegali di uccelli, con contenuti mirati per paesi ad alto rischio. Esistono anche alcuni progetti pilota che utilizzano la realtà aumentata per mostrare virtualmente l’impatto del fenomeno sugli ecosistemi o app che trasformano i cittadini in piccole vedette anti-caccia illegale. La logica è simile a quella della citizen science: chi nota attività sospette in tempo reale può segnalarle con un tocco sullo schermo.Un grande contributo al contrasto dei fenomeni illegali arriva anche da parte degli strumenti usati per osservarlo. Che siano satellitari o aeree, termiche o da drone, le immagini sono sempre preziose ma lo sono anche per chi commette il crimine. “I droni ci aiutano a monitorare aree remote o difficili da raggiungere, come le zone umide o le isole, a Malta, per esempio, questa tecnologia ha dato ottimi risultati- spiega Vansynghel - purtroppo non sempre è possibile utilizzare questi dispositivi perché vietati dalle norme vigenti in una certa area. Inoltre fanno un rumore che mi rende facilmente identificabili dai cacciatori illegali”. Anche la termocamera può essere un’ottima alleata per, “soprattutto di notte, per identificare dove sono posizionati i cacciatori ma purtroppo è usata anche da loro per scoprire dove siamo noi o le forze di polizia” racconta Vansynghel.Sia droni che termocamere sono armi a doppio taglio: dipende chi le impugna. Per compiere un passo avanti, chi contrasta le uccisioni illegali di uccelli dovrebbe puntare sui database condivisi, realizzando una piattaforma per centralizzare tutte le informazioni utili e favorire la collaborazione transnazionale per monitorare le tendenze e coordinare le azioni. Il report Killing 3.0 è un esempio di quanto possa essere utile far convergere i dati di tanti Paesi ma anche di quanto sia complesso farlo. “I dati non sono raccolti in modo omogeneo nei vari Paesi e mancano gli standard anche nelle stesse definizioni e nelle unità di misura - spiega Vansynghel - è stato un lavoro sfidante ma speriamo sia un apripista e uno standard di riferimento per i prossimi 10 anni”.Poco conta l’impegno di chi redige report come questi, però, se l’applicazione delle leggi e la cooperazione tra paesi restano scarse. “Servono dati sempre più accurati e controlli continui” aggiunge Vansynghel, fermamente convinta che la tecnologia più promettente oggi sia la monitorazione acustica passiva. Rilevando spari o richiami illegali, aiuterebbe a localizzare attività di caccia non autorizzata e anche la presenza di certe specie di uccelli in una certa area. Sembra che in Croazia, a sud del delta del fiume Neretva, questa pratica stia dando molte soddisfazioni permettendo a ong come Biom di raccogliere informazioni utili per stimolare le forze dell’ordine a intervenire e presenziare maggiormente nelle aree indicate dai suoi volontari, prove alla mano.Ai futura alleata anti bracconaggioQuando si hanno dati a disposizione, la domanda è d’obbligo: può servire l’intelligenza artificiale? Se la loro quantità è sufficiente, la risposta è quasi sempre sì, perché può analizzarli velocemente. Nel caso del contrasto all’uccisione illegale di uccelli “aiuta a prevedere le aree a rischio e a ottimizzare le risorse di controllo” spiega Vansynghel. Quanto al suo utilizzo per riconoscere i pattern sonori e identificare le specie di uccelli che li emettono, c’è invece ancora molto lavoro da fare. Il Regno Unito è pioniere in tal senso, soprattutto nella ricerca, ma di applicazioni sul campo standardizzate e di facile utilizzo ancora non se ne vedono: “è un’idea promettente, soprattutto nelle riserve naturali - spiega Vansynghel - e potrebbe aiutare le forze dell’ordine a identificare i cacciatori illegali”. Sempre l’ai si sta dimostrando utile nel riconoscimento visivo di trappole e attività illegali analizzando immagini di aree critiche. “In Spagna è un approccio in crescita” spiega Vansynghel con un sorriso ottimista, convinta che presto gli algoritmi saranno in grado di identificare l'arma e chi la sta usando e che, combinare tutte le nuove tecniche di monitoraggio passivo in arrivo, l’azione di contrasto alle uccisioni illegali compierà una svolta.Questo articolo è stato prodotto nell’ambito delle Thematic Networks di PULSE un’iniziativa europea che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali, in collaborazione con Ana Somavilla (El Confidencial) e Marina Kelava (H-Alter).
Droni, monitoraggio acustico, AI e termocamere: quale altra tecnologia serve per fermare il massacro di uccelli migratori?
L’Italia resta ai primi posti per uccisioni illegali con 5,6 milioni di esemplari in una sola stagione. Esistono alcune nuove tecnologie promettenti per il contrasto al bracconaggio, ma perché funzionino serve cooperare e applicare le leggi.







